Vezzano, 11 febbraio 2018 - Non si dà pace Maurizio Cozzani, fratello di Fabio. Proprio non riesce a capacitarsi della sua morte, delle ragioni del ritrovamento del cadavere nel capannone dell’autofficina Angeli a Buonviaggio (alle 8 di mattina di martedì scorso), del buco di ore dal suo ultimo avvistamento lungo la strada provinciale alle prese con l’avaria alla Multipla in suo uso all’ora presunta del decesso (attorno alla mezzanotte) lì, dove mai si era avventurato attraversando il bosco, quasi impenetrabile e quella notte ancor più insidioso con la pioggia battente. Anche ieri Maurizio è tornano in quei luoghi, per capire.

Il giorno prima i cani da guardia avevano abbaiato. Ieri no. Ha cercato il custode ma, dal citofono, nessuna risposta. Il disorientamento cresce, al pari del bisogno, quello di un appello. che sale dal cuore. «Se qualcuno, dalle 19,30 alle 24 di lunedì, in quella zona, ha visto mio fratello, farebbe bene a rivolgersi ai carabinieri impegnati nelle indagini. Personalmente non sono convinto della morte per causa accidentale. Ci sono ancora troppe circostanze da decifrare. I carabinieri stanno cercando di farlo con molto impegno, con grande sensibilità umana. Sono per me di grande conforto. E spero, che in un senso o nell’altro, possono approdare a delle certezze. L’incertezza fa male...». Di qui, come detto, il suo appello ad eventuali testimoni per caso, nell’area di Buonviaggio ma anche altrove «Visto che non credo che per tre e passa ore mio fratello sia rimato in quella zona. Se qualcuno lo ha visto lì o altrove, perfavore, si rivolga ai carabinieri».

Dunque il caso della morte di Fabio Cozzani non è affatto chiuso. Questione di attesa dei responsi autoptici (ancora da completare i test tossicologici), questione di stranezze nel comportamento (desunto) del 51enne, uomo dalle mani d’oro e dal cuore grande, che fino alle ultime ore della sua vita ha testimoniato la sua propensione ad aiutare gli altri: il soccorso prestato al conducente del furgoncino incidentato, semiribaltato, e rimesso in sesto, al punto di rimanere con l’auto in avaria per l’esaurimento dell’energia nelle batterie.

I carabinieri, che pur propendono per la morte da causa accidentale, continuano ad indagare: al setaccio ci sono i tabulati telefonici dai quali è possibile risalire agli ultimi contatti di Fabio.

Restano le certezze delle ferite: una alla regione parietale destra per effetto, secondo l’ipotesi del fatto accidentale, del contatto (che deve essere stato violento) con un carrello appoggiato al muro dell’autofficina attraversata da Fabio al buio, la successiva caduta a terra che ha provocato l’altra ferita (meno importante) alla nuca, lo svenimento, l’ipotermia letale in una fredda notte di febbraio.

Ieri, intanto, è stata una giornata di grande conforto per i familiari di Fabio. La prova si è avuta dall’imponente folla di amici e conoscenti che si è stretta attorno a loro per i funerali celebrati nella chiesa di Sant’Anna al Felettino, da don Italo Sommi, amico di lunga data di Fabio. La chiesa non è riuscita a contenere la massa di uomini e donne che gli hanno tributato l’ultimo saluto. Don Italo ha ricordato Fabio con parole toccanti: «Un uomo buono, generoso, che ha sempre dato aiuto a chi aveva bisogno, senza porsi limiti o problemi; per lui erano tutti uguali: bianchi, neri, anziani, giovani. Dove c’era bisogno lui tendeva la mano. Sono sicuro che lo farà ora anche dal cielo, aiutando i familiari a superare questo momento di dolore infinito».

In chiesa anche la testimonianza di un amico fraterno, Andrea. Sua moglie ha letto una lettera a Fabio, ricordando le vicissitudini giovanili, i suoi slanci di solidarietà, la grande manualità che gli permetteva di cimentarsi in ogni lavoro. «Un maestro di vita», così è stato ricordato, in un crescendo di commozione, singhiozzi e lacrime. La salma è stata tumulata al cimitero del Boschetti. Per ordine del pm Federica Mariucci, però, non potrà essere cremata.