La Spezia, 25 settembre 2015 - LA NOTIZIA è arrivata alle 21 del 25 settembre, come un pugno allo stomaco, che toglie il respiro: «E’ morto l’avvocato Marco Corini. La malattia ha prevalso sulla sua forte tempra». Aveva 52 anni. Roba da non crederci. Perché fino a pochi giorni fa, dalla sua casa di Ameglia, ha continuato a dare direttive ai colleghi di studio, ad indicare tattiche e strategie, articoli di procedura penale su cui far leva per garantire i diritti alla difesa. Una perdita enorme per il Foro spezzino e ancor prima per i suoi familiari, la mamma Giorgette, la sorella Marzia, la compagna Isa che amorevolmente, lo hanno assistito nel suo ultimo tormentato cammino su questa terra. Non è retorica dire che si è spento un principe, anzi il «re» del foro che, con le sue arringhe, era capace di incantare, mirando, certo, a convincere i giudici che dovevano emettere il verdetto ma, ancor prima, a rassicurare il cliente, anche quando lo stesso, in coscienza, era perplesso sulla possibilità di centrare l’obiettivo processuale. Con lui al fianco è capitato a molti. Conosceva le norme menadito. Ma non era solo un maestro di procedura. Era un psicologo, un artista della parola, dalla battuta sempre pronta; sapeva scrutare nell’animo umano e trovare sempre la frase più appropriata per incoraggiare, convincere, costruire il percorso dialettico verso la meta che aveva mente. I colleghi lo sapevano. Così i magistrati, i pm che lo temevano, i giudici che lo ascoltavano con orecchie tese e occhi spalancati. POCHI sapevano che da tre anni stava lottando contro un male che aveva minato il suo corpo prestante. Senza ledere il morale, però. Così, almeno, faceva apparire, coerente con la sua lezione professionale: dare sempre il massimo, non disperare. Del resto è stato l’avvocato, per eccellenza, dei casi difficile. Protagonista in numerose Corti di assise, dei maggiori processi della storia giudiziaria spezzina e non solo, anche nazionale. Il suo segreto era il lavoro a monte: il gioco di squadra nello studio legale. Da esso sono passati e cresciuti molti avvocati, come coloro che sono rimasti al suo fianco: Giovanna Daniele e Marco Battaglini. Era fiero di loro. A lui non solo sono legate importanti pagine di cronaca giudiziaria; ma anche momenti importanti della vita della comunità: fu presidente dello Spezia, traghettatore delle aquile dai momenti bui a quelli dell’esaltazione collettiva, a cavallo dei due secoli. Un personaggio eclettico: si era anche dedicato alla Finanza, alla gestione imprenditoriale, rilanciando il «marchio della Zucchi. Per sua espressa volontà non ci saranno cerimonie pubbliche per ricordarlo. Ma tante sono le preghiere che, nel silenzio della memoria personale, salgono al cielo.

Corrado Ricci