La Spezia, 12 settembre 2017 - I fatti accaddero nel febbraio del 2016, quando l’imputato era appena maggiorenne e due suoi compari erano ancora minori. Il terzetto aveva preso di mira due ragazzini di 15 anni. Prese in giro, vessazioni e botte erano per loro all’ordine del giorno. Fino a quando decisero di ribellarsi e raccontare tutto ai genitori che a loro volta misero in moto la macchina della giustizia, che ieri è arrivata ad un primo passo: il rinvio a giudizio del bullo, un giovane di origini marocchine, Souhail Neyja (per i complici procede il tribunale dei minori).

Oltre alle condotte reiterate contestate ai danni dei due minori presi di mira, dalle carte d’inchiesta emerge la ricostruzione di un episodio di violenza sessuale. Il bullo, il 20 febbraio del 2016, prese in ostaggio i due ragazzini in un ascensore e con la complicità dei due gregari li picchiò, obbligandoli a baciarsi e quindi a commettere un atto sessuale contro la loro volontà. Di qui la contestazione del reato di violenza sessuale, con l’aggravante di aver commesso il fatto su persone sottoposte a limitazione della libertà personale, avendo chiuso le vittime in ascensore.

L’imputato, difeso dall’avvocato Paolo Tarchi, sostiene di aver scherzato e che le rappresentazioni delle vittime sono esagerate rispetto alle prospettazioni delle vittime. Ma i loro racconti hanno trovato riscontro delle indagini sviluppate dalla squadra mobile che, oltre a ricostruire il fattaccio dell’ascensore, ha svelato l’insieme degli altri atti persecutori, consumatisi in un ampio spettro temporale, dall’agosto 2015 al marzo 2016: sei mesi d’inferno per i due ragazzi, parte dei quali all’interno di un istituto superiore.

Nel capo CAPO di imputazione si evidenzia il grave stato di ansia e di paura vissuto dalle vittime, di 14 e 15 anni, e il loro chinarsi, sotto minaccia, alle volontà del bullo, supportato dai complici minorenni. Il terzetto sarebbe stato solito invitare, con scuse varie, i compagni nell’abitazione di uno dei componenti della gang e lì sottoporli a botte e minacce. Sarebbero stati colpiti, senza motivo, con una mazza da baseball, pugni e anche mosse di arti marziali per «attestare la supremazia nei loro confronti».

Ciò anche per costringerli a cedere loro alcuni indumenti personale, come felpe e berretti. Fino a quando le vittime si ribellarono dal giogo, assistiti nel’Sos alla giustizia dagli avvocati Daniele Caprara e Davide Garbini, ieri costituitisi parte civile nell’udienza preliminare davanti al gup Marta Perazzom che ha rinviato a giudizio il bullo per il 6 dicembre prossimo.