La Spezia, 27 dicembre 2016 - Fino ad un mesetto fa erano 220; nel giorno di Natale dietro le sbarre erano rimasti in 160: festività un po’ meno a stretto di gomito per i detenuti del carcere della Spezia, sulla via del ritrovamento di un’ospitalità - in termini di spazi ad personam nelle celle - a misura d’uomo. Lo ha ’certificato’ la visita rituale dell’avvocato e leader dei radicali spezzini Deborah Cianfanelli che, per l’occasione, è stata accompagnata dal militante storico di Genova Stefano Petrella e da due legali della Camera penale spezzina, l’avvocatessa Catia Piras (responsabile dell’Osservatorio-carceri) e dal collega Marco Argenziano. Mentre i più erano con le famiglie attorno alle tavole di casa imbandite di ogni delizia, loro hanno voluto sacrificare due orette per il contatto diretto con i detenuti, con visite quasi in ogni cella, tra incoraggiamento a resistere, conforto psicologico e ricordo di Marco Pannella : «Eccoci, siamo qui a dimostrarvi che siete nei nostri pensieri e che continuiamo a tenere alta l’attenzione sulle vostre condizioni...lo facciamo per voi, per le vostre famiglie in continuità con la missione di Marco.... se c’è qualcosa che non va... ditecelo» è stato il leit motiv dei faccia a faccia. Nessun lamento disperato. Ma la solita ansia del domani rispetto alle reali possibilità di reinserimento sociale. E, in parallelo, la soddisfazione per l’allentamento dell’effetto sardine-in-scatola.

Un nuovo assetto che è conseguenza di un verdetto-pilota, innescato dall’avvocato Cianfanelli: la condanna dello Stato, lo scorso ottobre, al risarcimento di un ex detenuto che, nel carcere della Spezia, tra il 2001 e il 2014, trascorse 957 giorni «disumani», nel senso delle sofferenze indotte dal sovraffollamento. A lui sono andati 7.656 euro di ristoro. Per la ’comunità’ carceraria si è materializzato un principio: nei 3 metri quadrati minimi di aree fruibili in cella da parte dei detenuti - in applicazione delle direttive dell’Unione Europea che in passato hanno sanzionato l’Italia inadempiente - è da escludere lo spazio occupato dalle brande.

Obiettivo centrato?

«Non del tutto... secondo i nostri calcoli la capienza rispettosa delle norme dovrebbe scendere a quota 151, ma il passo in avanti è indubbio, in parallelo agli apprezzabili sforzi della direzione e della Polizia penitenziaria a gestire la situazione» dice Deborah Cianfanelli che si riserva di acquisire, quando ne disporrà, dati più precisi in ordine alla composizione - per età, nazionalità, reati - dei detenuti.

Criticità segnalate?

«L’ancora scarsa praticabilità di percorsi di formazione nella prospettiva del ritorno in libertà, per affrontare il mercato del lavoro: solo quattro detenuti sono impegnati in una fabbrica del ferro, tre o quattro operano in un’azienda di pelletteria, cinque in cucina, all’interno del carcere. Occorre fare di più».

Difficile portare avanti le vostre battaglie senza Pannella?

«Impegnativo ma necessario, anche per onorare la sua memoria, ben radicata nei detenuti. C’è una circostanza eloquente, finora non resa pubblica: quando morì Marco, il 19 maggio scorso, i detenuti nel carcere di Chiavari fecero tre giorni di sciopero della fame per testimoniare cordoglio e solidarietà».

Corrado Ricci