La Spezia, 23 gennaio 2018 - LA VICENDA delle circa 100 caprette che vivono sull’isola Palmaria di fronte a Porto Venere (La Spezia) si risolverà presto, finalmente. Sarà l’Enpa a occuparsi di portarle via dall’isola, dopo che per loro era stato ipotizzato anche l’abbattimento, dato che la presenza di questi animali sull’isola non è ritenuta adeguata all’ecosistema dell’isola.

«LA DECISIONE di portare via le caprette non è nostra - spiega Massimo Pigoni, vicepresidente nazionale Enpa e responsabile del Centro recupero animali selvatici di Genova -. Noi ci siamo fatti avanti dopo che si era parlato di abbattimento, ipotesi che aveva sollevato le proteste di tutti i media e delle associazioni animaliste. Per evitare qualsiasi rischio di abbattimento ci siamo proposti di gestire la cattura e lo spostamento. E abbiamo avuto l’ok». Come è organizzato il trasferimento delle caprette? «Il 3 febbraio saremo sull’isola e cominceremo le operazioni di cattura, che verranno fatte con metodi non cruenti. Questo significa che forse ci vorrà anche molto tempo, forse mesi, per catturare gli animali. Se dovessimo andare avanti parecchio tempo, interromperemo le operazioni durante il periodo estivo, perché sull’isola verrà troppa gente. Costruiremo dei recinti di cattura nei quali metteremo dei cibo per far sì che le caprette entrino. E poi faremo anche la cosiddetta ’operazione Giuda’: metteremo cioè un radiocollare a una capretta e poi la rimetteremo in libertà, così raggiungerà il suo gruppo e noi potremo individuare pian piano tutti gli esemplari e via via catturarli. Non sappiamo esattamente quanti animali sono presenti sull’isola. Si dice cento in base a un censimento fatto alcuni anni fa. Ma potrebbero essere di più oppure di meno».

Quante persone saranno impegnate in questa operazione? «Saranno sempre presenti cinque volontari sull’isola. Ci sarà sempre un esperto del centro di Genova, ma saranno accettate anche candidature di altri volontari. Chi vuole può fare richiesta di partecipazione scrivendo a: genova@enpa.org indicando il periodo di disponibilità (il minimo è di due giorni), vitto e alloggio sono offerti dalla sezione di Genova, il viaggio è a carico del volontario. I volontari saranno ospitati in un ostello sull’ isola (camere da 6 letti a castello); è richiesto un equipaggiamento individuale (a carico del volontario) composto da sacco a pelo, scarpe da trekking o simili, abbigliamento comodo e caldo. Ovviamento vaglieremo le candidature».

E dopo la cattura le caprette dove saranno portate? «Con una chiatta le porteremo a terra. Temporanemente le porteremo in una azienda agricola che funzionerà come ‘pensione’ sotto la nostra garanzia e custodia, ovviamente. Poi le caprette verranno date in adozione. Lavoriamo in collaborazione con la Asl, e tutte le caprette saranno affidate solo dopo tutti i controlli sanitari. Ognuna sarà identificata e avrà un microchip. Ovviamente per loro troveremo delle sistemazioni adeguate, in linea con la nostra etica: le affideremo soltanto a chi le tratterà con rispetto e amore. Stiamo già ricevendo molte richieste di adozione. Ma chi le vorrà dovrà avere un documento della Asl che si chiama ‘codice stalla’: possono ottenerlo anche i privati che hanno un terreno e un ‘ricovero’ per l’animale. Noi comunque siamo a disposizione per tutta l’assistenza ‘burocratica’».