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Sananda, l'anima
del vecchio Trent d'Arby

Il concerto di un grande della musica che ha impreziosito l'estate culturale della Maremma

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conferenza stampa
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Grosseto, 27 luglio 2010 - Per sua stessa ammissione lo stile è un post millennium rock. Posteriore, soprattutto, alla sua rinascita, cominciata nel 1995 e conclusa nel 2001, da quando è ufficialmente Sananda Maitreya. Da quando Terence Trent d'Arby era diventato troppo ingombrante: troppo successo, troppo tutto. Soprattutto tutto troppo in fretta, come Maitreya ha spiegato chiaramente nella conferenza di presentazione del concerto che si è tenuto sabato sera davanti ad una nutrita platea di estimatori. Di oggi quarantenni e cinquantenni che hanno cominciato ad apprezzarlo dagli esordi, nel 1987. Sul suggestivo palco del parco di pietra a Roselle, Maitreya si è esibito con alle spalle uno scenario di roccia che cambiava calore di volta in volta e che ha accompagnato egregiamente l'intensità di un concerto che ha tenuto i presenti incollati alle sedie. Una voce caldissima, che nel corso degli anni sembra avere raggiunto una estensione maggiore.

 

Da quando è salito sul palco, un po' in ritardo in realtà rispetto all'orario stabilito, è stato un susseguirsi di canzoni: "This town" o "With a girl like you", solo per citarne alcune. Pochi gli attimi di respiro. Prima seduto al pianoforte e poi al centro del palcoscenico con il basso. Instancabile con quella voce che va dai toni caldi, quasi rochi, agli acuti cristallini. Uno strumento, quella voce, che col tempo si è affinato. Probabilmente anche con la crescita interiore. Quella crescita che lo ha portato, dopo una visione rivelatrice, a cambiare stile di vita, a diventare l'artista newyorkese indipendente che ora ama definirsi. A trasferirsi a Milano con la famiglia: la moglie italiana e il figlio. "Dopo il successo repentino, quasi inaspettato - ha spiegato Maitreya - tutti volevano di più. Mi sembrava di essere diventato la gallina dalle uova d'oro. Ho quattro anni meno di Michael Jackons. Ho visto che cosa stava succedendo a lui. Tutto troppo eccessivo". E allora si è fermato. Si è guardato dentro fino alla metamorfosi. Un percorso lungo, difficile e rischioso per la carriera. Cambiare completamente stile di vita e nome. "Sananda mi è apparso in sogno - ha sottolineato Maitreya - non significa niente. Quale migliore nome per ripartire da zero". Una scelta di coraggio per un cantante giovanissimo che nella seconda metà degli anni Ottanta riempiva gli stadi dove si esibiva. Che ha vinto un Grammy Awards. Si è messo tutto alle spalle e ha ricominciato. Probabilmente non riempirà più gli stadi come prima, ma la sua musica tra rock e soul, ne ha guadagnato sicuramente in intensità. 

Cristina Rufini


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