Grosseto, 9 ottobre 2017 - Spaccio in pieno giorno in via Norvegia. Questa parte della città è sempre più oggetto di visite «particolari». Sabato pomeriggio alcuni residenti hanno dovuto chiamare più volte le forze dell’ordine perché affacciandosi alle finestre delle proprie abitazioni che guardano verso piazzale Tailandia vedevano strani «movimenti»: uomini a bordo di un’auto con targa bulgara che scendevano per andare a nascondere qualcosa sotto al manufatto in mattoncini che si trova nell’area dell’ex Diversivo. Subito dopo un via vai di altre persone, apparentemente tossicodipendenti. Uno di questi è anche caduto a terra «in diretta», mentre cioè i residenti stavano filmando quella che ormai da troppo tempo è diventata un’abitudine: il transito e la sosta di tossicodipendenti.

Nei mesi scorsi La Nazione si era occupata di via Norvegia per l’accampamento abusivo nell’attiguo parcheggio di piazzale Tailandia che aveva ridotto l’area verde in una latrina a cielo aperto. Pochi giorni dopo la società Sistema aveva provveduto a tagliare la vegetazione e a ripulire una parte di spazio verde.

Ma gli interventi da parte del Comune pare si siano limitati a quell’occasione. Da quel momento in poi, secondo quanto riferiscono i residenti, non c’è stato più nulla. Soprattutto non c’è stata una riqualificazione dell’area che scoraggi spacciatori di droga e consumatori a incontrarsi lì. In redazione giungono in continuazione foto di sirignhe abbandonate a ridosso del manufatto in mattoncini. Immagini che lasciano supporre come proprio in quel luogo i tossicodipendenti trovino il giusto riparo da occhi indiscreti per iniettarsi l’eroina o per fare altro.

Si tratta di una situazione molto pesante per chi vive in quella zona. I cittadini non si sentono liberi di poter uscire in tranquillità; soprattutto temono per i loro figli, specie ora che le giornate si sono accorciate un bel po’. Le telefonate alle forze dell’ordine sono frequenti e la disponibilità di carabinieri e polizia è massima.

«Ma non possiamo vivere con questo patema d’animo – dice un abitante – Non possiamo sempre chiamare il 113. Qui è un continuo. Bisognerebbe trovare una soluzione definitiva. Capisco sia molto difficile, ma allora come dobbiamo fare? Noi casa ce l’abbiamo qui, non altrove».

Nella zona è stato da poco attivato anche un comitato di volontari per il «Controllo del vicinato». Residenti che tengono gli occhi aperti e si fanno coraggio tra loro, collaborando con le forze dell’ordine per segnalare ogni cosa possa risultare potenzialmente pericolosa per l’incolumità altrui. Qualche giorno fa c’è stato un incontro anche a Rispescia per far nascere pure lì un comitato del «Controllo del vicinato».