Domnica Cemortan ha ammesso anche di aver condiviso la stanza con il comandante
Grosseto, 11 febbraio 2011 - «HO CONDIVISO la cabina con il comandante». Dopo molte reticenze e qualche ricordo poco chiaro raccontato agli inquirenti all’inizio del suo interrogatorio, Domnica Cemortan (nella foto), la ex ballerina moldava di 25 anni, ha ammesso, nel corso del lungo faccia a faccia davanti ai carabinieri e ai pubblici ministeri Stefano Pizza e Maria Navarro, di non avere dormito in una sua cabina sulla Concordia.
«Appena dopo la collisione — ha raccontato agli inquirenti nelle 12 pagine che compongono il verbale — sono scesa in quella del comandante a prendere il mio paltò, considerando che avevo addosso soltanto il vestito da sera. Ho preso anche alcuni indumenti più pesanti per lui e il pc di Schettino, così come lui stesso mi aveva chiesto». Computer che poi, come la moldava ha ammesso, ha tenuto con sé fino a quando è rimasta sull’isola. «Fino alle cinque del sabato — ha aggiunto — quando sono salita su un traghetto per raggiungere Porto S.Stefano e poi Roma».
Dalla Capitale la biondina si è poi imbarcata su un volo per la Moldavia. Il misterioso computer quindi esiste ed è stato portato via dalla Concordia che stava affondando. Chissà che cosa c’è di tanto importante da essere tra i primi pensieri di un comandante che invece deve gestire un naufragio. Quel computer intravisto dal proprietario dell’albergo Bahamas, Paolo Fanciulli, che, pare, sia poi stato consegnato dallo stesso Schettino alla «donna bionda» fotografata con il comandante fuori dalla Capitaneria di porto insieme al legale che lo assiste, l’avvocato Bruno Leporatti.
Pc che, almeno pubblicamente, non si sa che fine abbia fatto. Cioè se sia già nelle mani degli inquirenti. Un’amicizia, come l’ha definita pubblicamente la ragazza, una relazione come forse è più opportuno definirla, fondata come molto spesso accade in questi casi su sentimenti di amore/odio. Quell’amore ammesso come un sussurro durante il colloquio con gli investigatori, che però raggiunta la Moldavia, dopo il naufragio, si era trasformato in odio. L’esatto opposto. «Gli ho scritto una mail — ha sottolineato ancora Domnica — dalla Moldavia, per dirgli di farsi forza, ma anche che ormai lo odiavo». E di farsi forza, secondo quanto da lei stessa spiegato, la giovane moldava quella sera lo ha ripetuto spesso al comandante, nei momenti concitati del dopo-collisione. Mail che però Schettino non ha mai letto.