Santa Fiora (Grosseto), 9 febbraio - A Marroneto torna la festa del carnevale morto, una tradizione popolare stravagante, che affonda le sue radici nella notte dei tempi e viene ogni anno riproposta, tra sacro e profano, dagli abitanti del paese, in un clima giocoso e ironico. La trama è sempre la stessa: in piazza Padella, alle 16, si riuniscono tutte le maschere per fare festa. Anche il personaggio del Carnevale, interpretato da un giovane di bell’aspetto e ben vestito, balla e si diverte con la sua combriccola di amici, tra i quali il Gaudente che vive solo di divertimento.

Ai bordi girano i gobbi, vestiti di stracci logori, che rappresentano la parte più umile del popolo. Tra balli simbolici e musiche il chiassoso corteo di maschere si sposta attraverso via della Sabbia, fino a piazza Renaiolo per poi tornare in piazza Padella, dove la festa prosegue fino a quando il Carnevale comincia a sentirsi male e cade a terra agonizzante.

A nulla serve l’intervento del dottore: Carnevale è morto. Da qui la farsa tragicomica tocca il suo punto più alto: l’amico Gaudente si dispera, piange, urla e inizia a cantare “Carnevale non te ne andare”; il prete dà l’estrema unzione e il notaio legge il testamento del Carnevale. Un testamento in cui spesso si fa riferimento ai fatti della vita politica e sociale del paese.

Subito dopo inizia il rito del ballo e del canto dei gobbi, con i loro grotteschi vestiti, intorno al povero Carnevale che, a questo punto sostituito da un fantoccio, viene adagiato in una bara e portato in giro con la marcia funebre. Alla fine, Carnevale sarà bruciato nella piazza tra la folla in estasi. L’evento è organizzato dalla compagnia dei Gobbi/Befanotti