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LE MURA MEDICEE

Indifferenza e incuria: l'agonia
del più importante monumento

In un afoso primo luglio, ieri, abbiamo deciso di andare a controllare lo stato di 'salute' e di decoro delle mura medicee e del cassero

"E' l'ora è il caso". Qual è la tua idea sulle mura medicee? Scrivici

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Grosseto, 2 luglio 2009 - IN UN AFOSO primo luglio, ieri, abbiamo deciso di andare a controllare lo stato di «salute» e di decoro delle mura medicee e del cassero. Luoghi che, purtroppo, sono apparsi lontani dalla dignità che dovrebbe avere il vero e unico monumento della città. Scritte di vari, confusi, colori e riportanti ogni epiteto sono vergate su praticamente tutti i muri che fanno da cornice ai camminamenti che collegano i bastioni. Per non parlare degli imponenti monumenti che sono stati eretti in ricordo di Giuseppe Garibaldi e di Giuseppe Mazzini. Troneggiano con l’autorevolezza che deriva loro dalle gesta storiche, ma qualche vandalo — perché di questo si tratta — ha visto bene di imbrattarli. Chissà se per ridurre l’importanza storica o soltanto per pura ignoranza, non sapendo che cosa c’è dietro quelle statue. Purtroppo la quantità di scritte che qualcuno definisce «sentimentali» — i soliti T.V.B., oppure Ti amo — non si contano. Di rosso, più spesso di nero o blu. Quando poi non si sfocia nelle volgarità o in vere e proprie offese a caratteri cubitali. Un groviglio di linee e di cromature indecorose per una città che tiene alle proprie ricchezze. In alcuni muri non c’è soluzione di continuità tra un obbrobrio e l’altro.
Segno evidente, anche, che non è stato trovato — probabilmente neanche cercato — un deterrente: multe salate? Telecamere per individuare i colpevoli? O qualsiasi altro mezzo si reputi idoneo ad impedire lo scempio.

 

PURTROPPO, però, le oscenità incontrate lungo il percorso «mediceo» non si sono limitate agli impropriamente detti graffiti. Non sono mancati i soliti rifiuti abbandonati e presenti soprattutto dove l’occhio getta più raramente lo sguardo. Al di là della siepe, lungo il vialetto che collega il bastione «Garibaldi» al bastione «Molino a vento», in fondo ad una scarpatella, per decine e decine di metri, si può trovare di tutto. Tubi in plastica, cartoni, scarpe, pacchetti di sigarette multimarche, sacchetti di plastica, solo per citare qualche articolo. Tutto ammassato in fondo. Nella speranza che al turista, magari intento a decifrare quelle scritte vergate un po’ dappertutto, non venga in mente di affacciarsi dalla siepe. Le poche e scomode panchine presenti, imbrattate pure queste e occupate per la maggior parte da barboni che ancora non si sono risvegliati, sono affiancate da cestini per raccogliere i rifiuti spesso fatiscenti. Qualcuno addirittura divelto. Tanto c’è il fosso dove gettare la spazzatura.

 

Ma il bello, proseguendo il viaggio nel cuore del centro storico, non è ancora arrivato. Transitando lungo bastione «Molino a vento», dove si incontra l’unica decina di fiori presenti, e proseguendo per pochi altri metri, arriviamo alla «Cavallerizza», l’ultima zona restaurata dall’amministrazione comunale. Dove si è tenuta a giugno scorso l’annuale festa della polizia. Mancano ancora i fiori, c’è qualche scritta qua e là, ma l’aspetto è sicuramente più gradevole. Con i cestini nuovi di zecca e l’erba tagliata e sistemata. L’occhio del nostro ipotetico turista, però, fa a malapena in tempo a rasserenarsi che, poco dopo avere imboccato un altro vialetto, scorge quasi subito un’area di cantiere. Recintata dalla caratteristica rete arancione e con un cartello di divieto di accesso. Anche se a nessuno verrebbe in mente di entrare: primo perché l’erba sovrasterebbe il nostro incauto turista e poi perché l’area abbonda di rifiuti.

 

E’ IL CANTIERE allestito per il terzo lotto dei lavori di restauro delle mura medicee, quello del deposito di acqua e delle piazze basse. Sul cartello la data inizio lavori (il cui presunto importo totale è di 1.802.800 euro)è il 16 ottobre 2006 e la presunta data di fine lavori è il 16 gennaio 2008. Al momento sembra un’area abbandonata a se stessa. Con funzione di discarica a cielo aperto di materiali ingombranti: pezzi di mobili e di lamiere. Probabile che dietro i lavori fermi ci possano essere problemi per la ditta appaltatrice o di finaziamenti. Eventualità che però non impediscono di tagliare l’erba e di togliere i rifiuti abbandonati, considerando che la zona è pure a ridosso delle abitazioni. Da qui il nostro turista deve tornare indietro oppure decidere di scendere in strada lungo una scarpatella. E poi proseguire per via Saffi e raggiungere il cassero. Quello dove ci si sposa e dove vengono allestiste le mostre. In questo momento e fino ad ottobre un cartellone proprio all’ingresso principale accoglie i visitatori sponsorizzando la mostra «I signori della Meremma». Bene, penserà il turista: un tuffo nelle tradizioni locali, in uno scenario che a prima vista attira. Basta però scendere pochi gradini e arrivare al piccolo ponte levatoio da cui si accede alla struttura che il «nostro» si trova davanti una vista, e un odore, che hanno ben poco di signorile: una piccola — meno male — fogna a cielo aperto proprio al di sotto del ponticello. Acqua ristagnante con dentro materiale ferroso che sembra essere lì da tempo immemore.

 

Non ci sorprenderemmo se il visitatore, a questo punto, decidesse di andarsene,non azzardandosi ad oltrepassare la fogna. Peccato. Perché oltre alla mostra, indubbiamente importante, troverebbe di nuovo i muri che circondano il cassero «vergati» con le solite scritte: nere, rosse e blu. Con qualche tocco di giallo e verde. Di colore celeste sono invece le parole riportate sul monumento ai caduti per la Patria che si trova nel parco della Rimembranza. Scritte fresche, perché sabato scorso, in occasione della festa della Finanza, non c’erano. Con la lapide che ricorda i caduti completamente imbrattata e una frase poco sopra che inneggia ad una fantomatica regina. E anche chi ha perso la vita per il Paese è stato sistemato, con buona pace di tutti.

  • 03/07/2009 11:30
    Maurizio Chielli
    Il valore storico ed artistico delle Mura deve assolutissimamente trovare una tutela e non si può tergiversare su questo punto proponendo problemi, difficoltà economiche o peggio ancora limitarsi a dire che abbiamo progetti ed idee.Quest'ultimi vanno benissimo, anche se occorrerebbe, data l'importanza oltre che monumentale anche sentimentale di molti grossetani (che sulle Mura ,vuoi con la Scuola- vuoi con i nonni o vuoi con gli amici, ci sono cresciuti)deciderlo in trasparenza e soprattutto attraverso una grande partecipazione. Bene ha fatto l'A.C.a ripristinare la Cavallerizza,mi auguro trovi il modo e le forme per non vanificarne l'intervento dall'azione di sciagurati, cosa che è legittimo attendersi anche per l'intero monumento. Monumento che se avesse la possibilità di parlare,quantomeno richiederebbe la tutela istituzionale che la Legge sancisce.L'ultima offesa grave che ha subito,richiede una seria ed attenta azione preventiva e protettiva, ma subito un intervento riparatore. Senza ma..è ora è il caso.
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(Foto Cesare Moroni)