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"I miei film? Pochi da salvare"
Monicelli si 'confessa' allo Stella

"Non sono il padre della commedia all’italiana, semmai il nonno". Regista, sceneggiatore, Mario Monicelli ha lavorato con i più importanti attori italiani. Totò, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Mastroianni, Sordi, Giannini, Sophia Loren, solo per dirne alcuni. Impossibile non averne visto almeno uno

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Il regista Mario Monicelli Grosseto, 2 dicembre 2008 - "Non sono il padre della commedia all’italiana, semmai il nonno". Regista, sceneggiatore, Mario Monicelli ha lavorato con i più importanti attori italiani. Totò, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Mastroianni, Sordi, Giannini, Sophia Loren, solo per dirne alcuni. I suoi film appartengono al nostro immaginario. Impossibile non averne visto almeno uno. Novantatrè anni, orgogliosamente toscano, il maestro – anche se non gli piace essere chiamato così – ha partecipato alla serata conclusiva del festival Storie di cinema, organizzato dall’associazione Nickelodeon con la direzione del regista Francesco Falaschi e del professor Alessio Brizzi. Con grande semplicità ma anche ironia pungente si è concesso ai giornalisti – che ha pregato di non fargli "sempre le stesse domande da cinquanta anni a questa parte" – e poi al pubblico che la sala del cinema Stella a fatica riusciva a contenere. In platea l’attrice grossetana Laura Morante che Monicelli ha più volte lodato. Unico rappresentante delle istituzioni presente l’assessore comunale Simone Ferretti.

 

Sullo schermo è stato proiettato il documentario Vicino al Colosseo c’è Monti, un racconto in 22 minuti del rione romano dove Monicelli vive: Monti, appunto. Insieme al regista, attraverso il suo sguardo percorriamo luoghi della quotidianità, come il barbiere, incontriamo la gente del posto mentre lavora o si dedica a qualche hobby. Sembra di passeggiare per le strade di un paese, mentre siamo dentro una metropoli.  "Ormai ci abito da più di 25 anni — spiega Monicelli — e ho voluto lasciare un documento di questo posto a cui sono affezionato. Adesso, comunque, ho preso casa anche a Manciano".

 

Questo gigante del cinema (suoi sono Guardie e ladri, I soliti ignoti, La grande guerra, L’armata Brancaleone, Amici miei, Un borghese piccolo piccolo, I nuovi mostri, Il marchese del Grillo, Parenti serpenti, Le rose del deserto) si è raccontato con generosità, divertendo la platea. Incoraggiando gli studenti della scuola per filmakers di Falaschi e Brizzi e tutti coloro che desiderano emergere in questa professione "ad avere coraggio, a dire quello che si sente senza paura. E a leggere tanto, a essere informati su tutto. E magari anche a rubacchiare dai grandi".

 

"La vera forza di un film è la sceneggiatura che deve raccontare storie vere, autentiche, in grado di far pensare, riflettere. Che lascino qualcosa allo spettatore. Il cinema italiano — osserva Monicelli — dovrebbe rappresentare il Paese per quello che è, anche in maniera ironica e non per forza drammatica, ma senza infingimenti. Il difficile sta nel mettere sulla carta idee, personaggi, emozioni che poi vanno tradotti in immagini in movimento. Il segreto è parlare solo di ciò che si conosce. Quanto più il racconto, l’immagine è partecipante, risponde a te stesso, alla tua verità, tanto più può essere internazionale". Sguardo acuto, Monicelli ha scherzato anche su se stesso, sui propri film: "La maggior parte non li rifarei, ma tutto serve, anche sbagliare". L’umiltà dei grandi.

Irene Blundo










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