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TRIBUNALE

Traffico d'arte, processo per nove
Reperti trafugati, l'ipotesi di ricettazione

Sono nove le persone rinviate a giudizio per il presunto traffico di reperti archeologici nella zona di Sorano. Per molti di loro l'accusa è di ricettazione, e alcuni tra questi avrebbero eseguito ricerche archeologiche senza autorizzazione. Necessari due anni di indagini, partite da Roma nel 2006

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Tribunale Grosseto, 22 luglio 2008 - Nove i rinvii a giudizio nell’ambito del presunto traffico di reperti archeologici nella zona di Sorano. Nove persone, tutte residenti tra Sorano, Pitigliano, Follonica e Massa Marittima, compariranno davanti al giudice. Per molti l’accusa è quella di ricettazione. Secondo le accuse, alcuni di loro avrebbero eseguito ricerche archeologiche senza alcuna autorizzazione. Beni archeologici ritrovati o trafugati. Al solo scopo di rivenderli. Oltre due anni di indagini per questo presunto traffico d’arte. Gli accertamenti sono iniziati nel 2006 da parte delle Fiamme Gialle con il Nucleo regionale di polizia tributaria del Lazio.

 

Ventisei in tutto gli indagati dal sostituto procuratore di Roma, Paolo Giorgio Ferri. Indagini che dunque iniziano nella Capitale ma che poi proseguono, arrivando appunto fino in Maremma. Il processo si è diviso quindi in due tronconi. Uno rimasto a Roma, uno approdato a Grosseto, con i nove imputati. Sono Roberto Vicarelli, 44 anni, di Sorano; Franco Piciollo, 53 anni, di Pitigliano; Mario Simoncelli, 50 anni, di Sorano; Ermanno Dominici, 53 anni, di Follonica; Emanuele Umberto Severini, 51 anni, di Massa Marittima; Umberto Rossi, 56 anni, di Pitigliano; Vincenzo Bonini, 52 anni, di Pitigliano; Antonio Solinas, 42 anni, di Sorano e infine Roberto Niccolini, 41 anni di Sorano. Molti di loro sarebbero proprietari di fondi agricoli.

 

Secondo la ricostruzione, Simoncelli, Vicarelli e Piciollo avrebbero, a vario titolo, promosso appunto delle ricerche archeologiche senza alcuna autorizzazione. In particolare poi Vicarelli, difeso dall’avvocato Gianluca Arrighi, noto penalista romano, che in questa vicenda difende anche altri imputati, ma della Capitale, non solo si sarebbe impossessato in maniera illecita dei reperti archeologici ma avrebbe anche provveduto a restaurarli o a farli restaurare. Andando contro la legge, che prevede la denuncia immediata al ministero di tutti i beni archeologici ritrovati.

 

Per Dominici, Severini, Rossi, Bonini, Solinas e Niccolini invece l’accusa è quella di ricettazione. Avrebbero acquistato o ricevuto da altri alcuni reperti, tutti provenienti da 'giri' illeciti. I sequestri che nel 2006 videro impegnata la Guardia di Finanza riguardarono in particolare vasi etruschi, coppe, bracieri, frammenti. Alcuni databili addirittura tra il IV e V secolo avanti Cristo. Oggetti che sono stati ritrovati nei garage, nei magazzini e nei ripostigli delle case perquisite. All’epoca furono numerose le perquisizioni. Adesso, almeno per quanto riguarda la parte maremmana, si arriva al processo e quindi alla prima udienza. Che è stata fissata per il 23 ottobre alla sezione distaccata di Orbetello del tribunale.

Francesco Marinari










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