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INDAGINI

Impronte di una scarpa sportiva
Indizio importante per i carabinieri

Sono attese in queste ore le prime risposte dei rilievi eseguiti dagli esperti dell’Arma sulle tracce ematiche rilevate. I militari hanno ascoltato persone che frequentavano Silvana Abate, ma la sua vita privata resta immune da ogni sospetto. Al setaccio il tabulato del telefono cellulare della donna che è rimasto acceso fino al giorno successivo all’omicidio

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I funerali ad Arcidosso Grosseto, 18 luglio 2008 - L’impronta di uomo, con un piede non molto grande. E’ la 'firma' lasciata dall’assassino di Silvana Abate, la settantaduenne uccisa con undici coltellate, giovedì scorso, nella sua villa 'La Foresta', a Montelaterone. O meglio, le impronte. Pare, infatti, che quella trovata vicino al cadavere della donna, mista a sangue e terra, non sia l’unica. Ce ne sarebbero di simili, anche in altre zone dell’abitazione a tre piani, immersa nel verde. Inutile cercare conferme ufficiali, ma la 'firma' lasciata dall’omicida potrebbe appartanere ad una scarpa di tipo sportivo.

 

Mancano però ancora un nome e un cognome che corrispondono alle calzature indossate dal feroce assassino, che ha ammazzato 'la signora Francescatti', come veniva chiamata ad Arcidosso. Altri indizi su cui lavorare, quindi. Da comparare con quelli che già gli investigatori hanno acquisito nel corso di sei giorni di indagini serrate. Di interrogatori a tutte le persone che hanno avuto a che fare con Silvana. Anche ieri sono stati sentiti altri conoscenti, per cercare di trovare una spiegazione ad un delitto troppo efferato per un piccola comunità come Arcidosso, nei confronti di una persona che ogni giorno che passa pare non avere 'scheletri nell’armadio'. Dalla vita cristallina. Niente, su questo fronte, che possa aiutare i carabinieri della Compagnia di Arcidosso e del Nucleo investigativo di Grosseto a prediligere una strada piuttosto che un’altra. E così, a sei giorni dal delitto, scoperto 26 ore dopo l’uccisione, le ipotesi restano tutte aperte: la rapina finita male, oppure una truce vendetta per un motivo che però resta ancora misterioso.
 

 

I risultati sui campioni di sangue prelevati nell’abitazione dagli uomini del Ris di Roma potrebbero portare un primo punto fermo. Un grande aiuto.In particolare se tra le tracce di sangue ci fossero anche quelle dell’assassino e non soltanto della vittima. Risultati che sono attesi a giorni. Forse già oggi potrebbero giungere nelle mani del sostituto procuratore che coordina le indagini, Alessandro Leopizzi, le prime risposte. Ma oltre ai fondamentali accertamenti scientifici proseguono le verifiche sulle ultime telefonate della signora Abate. Con chi ha parlato prima di morire? Che fine ha fatto il suo telefonino, che ha continuato a squillare almeno fino alle 18.30 di venerdì, giorno successivo alla morte, ma quando ancora il cadavere dell’ex imprenditrice di pellicce non era stato trovato.

 

Cellulare, quindi, che è rimasto acceso fino quasi a 24 ore dopo che l’assassino l’ha portato via insieme alla borsetta. Pertanto, l’unico iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio volontario, resta l’attore irlandese di 43 anni, Paudge Rodger Behan, che nelle ore dopo il delitto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si è presentato al Pronto soccorso per farsi medicare una ferita da taglio alla coscia, che lui ha sempre dichiarato di essersi procurato aprendo una cassa, nella cantina nella sua abitazione. Anche se la sua posizione è andata di giorno in giorno affievolendosi. Ma soltanto i risultati del Ris sulle comparazioni di sangue potranno scagionarlo definitivamente, oppure complicare la sua posizione.

Cristina Rufini










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