Ha rapinato una banca mentre si trovava in regime di semilibertà. È giunto a questa conclusione il giudice Giovanni Puliatti, che ha condannato a quattro anni e nove mesi di reclusione tre uomini, ritenendoli i responsabili della rapina alla filiale della Banca Intesa di Follonica, del 15 giugno 2006
Grosseto, 10 luglio 2008 - Ha rapinato una banca mentre si trovava in regime di semilibertà. È giunto a questa conclusione il giudice Giovanni Puliatti, che ha condannato a quattro anni e nove mesi di reclusione Vincenzo La Corte (33 anni) di Palermo, Guido Piccilli (28 anni) di Caltanissetta e Mariano Parisi (37 anni) di Palermo, ritenendoli i responsabili della rapina alla filiale della Banca Intesa di Follonica, del 15 giugno 2006. Concorso in rapina e in sequestro di persona, per i dipendenti della filiale che sono stati rinchiusi nel bagno, insieme ai clienti che sono entrati all’interno dell’istituto durante le 'operazioni'. Tre uomini: due a volto coperto, di cui uno armato di taglierino. Parisi, in quel periodo, si trovava in regime di semilibertà: durante il giorno lavorava come giardiniere in una cooperativa di Follonica per tornare in carcere la sera. Ma secondo la ricostruzione della Procura, accolta dal giudice, avrebbe trovato il tempo di organizzare il colpo.
Le impronte digitali trovate all’interno della banca dai ris di Roma hanno portato all’identificazione di Piccilli. Mentre il riconoscimento fotografico eseguito da due testimoni ha consentito di identificare La Corte. I due hanno poi confessato e chiesto il rito abbreviato. Richiesta alla quale si è unito anche Parisi che, al contrario degli altri, si è dichiarato innocente. Una sorta di 'codice comportamentale', secondo il giudice, avrebbe spinto Piccilli e La Corte a sostenere l’innocenza di Parisi, per il quale l’impianto probatorio sembrava meno certo. Ma la loro versione, traballante in più parti, non ha convinto il giudice. Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio sono partite dalle impronte digitali di Piccilli. E si sono allargate alle sue "conoscenze di settore".
Con Parisi si erano conosciuti mentre erano entrambi 'ospiti' del carcere di San Gimignano. Ma per il giorno della rapina, Parisi aveva due alibi: il certificato dell’accettazione del pronto soccorso di Follonica per una visita medica, che riportava come orario le 9.33, e la testimonianza di un collega di lavoro che ha riferito di averlo visto, quella mattina, e di avergli chiesto come stava, poiché sapeva della visita medica. I tre rapinatori erano invece entrati nella banca alle 8.43 ed erano usciti alle 9.39. Ma da un sopralluogo dei carabinieri è emerso che l’orologio del pronto soccorso era indietro di 11 minuti. E Parisi, che per i suoi spostamenti utilizzava di solito uno scooter, avrebbe potuto coprire la distanza dalla banca al pronto soccorso in pochi minuti, per costruirsi l’alibi. Il collega, del resto, non è stato in grado di fornire un orario preciso.
Indizi che hanno condotto gli inquirenti a scoprire che Parisi aveva preso in affitto, tramite una ragazza prestanome, un appartamento a 800 metri dalla banca, all’inizio del mese di giugno, e lo avrebbe lasciato il 17, ovvero due giorni dopo la rapina, nonostante avesse pagato per tutto il mese. La stessa sera della rapina avrebbe acquistato quattro panini e tre birre in un bar della zona, che secondo gli inquirenti erano destinati alla banda ancora nascosta nell’appartamento, che aveva il solo scopo di mettere al sicuro il gruppo dopo l’operazione. Parisi, infatti, aveva già una sua casa, a Prata. Un’abitazione nella quale i carabinieri hanno trovato le prove definitive.
Durante alcune telefonate, infatti, che sono state intercettate nel corso delle indagini scattate dopo la rapina, Parisi parlava di un 'telone' di cui doveva disfarsi, sistemato nella cantina di casa. Quando i carabinieri sono arrivati, la madre di Parisi ha cercato di nascondere la chiave della cantina, senza riuscirci. Dietro quella porta c’era il telone, all’interno del quale era nascosta una busta con blister di monete ancora confezionati, che provenivano dalla Banca Intesa. Ulteriore conferme sono arrivate da altri controlli, che hanno rivelato un’improvvisa disponibilità di denaro difficilmente riconducibile al suo lavoro di giardiniere.
Riccardo Bruni
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