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SCARLINO / AGRIDECO

"I cittadini non si fidano più", la rabbia del corteo

Dopo l’esplosione all’Agrideco, costata la vita a un romeno di 47 anni e lesioni gravissime a un altro operaio di Monterotondo ricoverato in condizioni disperate a Pisa, gli ambientalisti del Comitato per il No sono tornati a protestare. Con la presenza di carabinieri, vigili urbani e agenti Digos in borghese, i manifestanti hanno invaso le strade (prima a piedi, poi in auto) e rallentato il traffico

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protesta Grosseto, 30 giugno 2008 - Slogan e striscioni, picchetti e corteo, strade bloccate e zona industriale presidiata. Una domenica di protesta, sotto il sole del Casone di Scarlino. Dopo l’esplosione di giovedì all’Agrideco, costata la vita a un rumeno di 47 anni e lesioni gravissime a un altro operaio di Monterotondo ricoverato in condizioni disperate a Pisa, gli ambientalisti del Comitato per il No sono tornati a protestare. Decine di militanti (quasi un centinaio, non pochi considerando le circostanze) e parole feroci contro le istituzioni: "Le nubi tossiche non conoscono confini comunali", "Gli pneumatici quando bruciano non fanno male. Chi l'ha detto? La politica", "Bizzarri a Scarlino ha saputo conciliare turismo e polo chimico: bel risultato", "Caro zio Lio, anche i veleni tossici sono biologici?". Con la presenza 'discreta' di carabinieri, vigili urbani e agenti Digos in borghese, i manifestanti hanno invaso le strade (prima a piedi, poi in auto) e rallentato il traffico.

 

Non senza momenti di tensione con qualche automobilista e mugugni tra gli stessi ambientalisti per la presenza sgradita delle bandiere di partito, dalla falce e martello al tricolore di Forza Italia. Ma stavolta, dopo la 'processione' dei giorni scorsi, nessun sindaco o amministratore pubblico si è fatto vedere. "Ormai - hanno dichiarato Cesare Franchi e Giorgio Cabras - siamo in piena emergenza. Vogliamo capire cosa sta succedendo da queste parti. Serve un monitoraggio efficace e completo, con la pubblicazione dei risultati, e una carta d'identità di ogni azienda: le disposizioni della Legge Seveso devono valere per tutte le imprese, non solo per i due maggiori stabilimenti chimici. Quando accadono incidenti come questo, invece, passa almeno una settimana prima di avere notizie. Noi cittadini non ci fidiamo più. Solo ora spuntano le testimonianze di chi dice che dal camino dell'Agrideco uscivano fumi sospetti, e sappiamo che l'incendio ha intossicato un'altra persona che mieteva il grano in un campo a Palazzo Guelfi".

 

Naturalmente, è più aperto che mai il dibattito sul futuro del Casone. "Hanno trasformato questa zona nel polo dei rifiuti: 130mila tonnellate all'Agrideco, 200mila all'inceneritore, gli scarti della lavorazione del marmo alla Tioxide. Quanta roba entra, e dove finisce veramente? Ci sembra davvero impossibile che i Comuni non sappiano nulla. Le ordinanze? Appare ridicolo limitare le cautele a una sola parte del territorio. Ma ora le scelte per il futuro vanno ripensate: non permetteremo assolutamente che l'inceneritore possa funzionare". Intanto l’iter dell’inchiesta prosegue: in questi giorni saranno notificati i primi avvisi di garanzia, e per oggi è annunciato un sopralluogo al capannone per i rilievi tecnici sui macchinari.

Gianluca Domenichelli










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