Le intercettazioni telefoniche hanno portato all'arresto di tredici persone. Hanno consentito di risalire agli autori delle rapine in alcuni uffici postali e del furto di un gregge. La banda ha iniziato a progettare l’assalto al furgone portavalori di Manciano con un anno e mezzo di anticipo. Al telefono parlavano delle armi che sarebbero servite
Grosseto, 31 maggio 2008 - "Io il colpo grande già vorrei farlo, ma la gente non mi è venuta. Ci sono le fermate di questi blindati". E’ Pietro Contena che parla, non sapendo che i carabinieri lo stanno ascoltando perché intercettato. Risponde Francesco Tola: "Guarda, se riesci a sapere qualcosa, c’è gente che viene". La conversazione è dell’8 maggio 2005, diciotto mesi prima dell’assalto al furgone portavalori di Manciano, periodo nel quale sarebbero dunque iniziati gli appostamenti per studiare il colpo.
E’ uno dei passaggi delle intercettazioni che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire accordi e movimenti (attraverso rilevazioni satellitari) del gruppo poi accusato dell’assalto al furgone messo a segno il 3 novembre 2006 che fruttò 335 mila euro. All’epoca delle intercettazioni (maggio 2005) viene fuori che Contena sta monitorando percorsi e orari di tre diversi furgoni portavalori e che una sua preoccupazione è che il "lavoro" sia fatto con persone sarde e, infatti, Tola assicura che "sono della Sardegna, vengono e lo fanno".
Da un’altra intercettazione (28 settembre 2005) emerge che Contena fa un sopralluogo sulla strada provinciale 'San Donato' (dove poi il colpo sarà effettivamente messo a segno) insieme a Salvatore Bardeglinu e Mario Serra: il rilevatore Gps localizza la loro auto all’incrocio fra la via Montianese e la Sp 56. Mentre si trovano lì parlano anche di una pistola che si è rotta e indicano genericamente che il colpo sarà fatto "in autunno" e della necessità di trovare un fucile che "costa undici milioni": secondo i carabinieri si tratta di un fucile di assalto, verosimilmente un kalashnikov. E un bossolo di questa arma viene in effetti ritrovata poi nel furgone utilizzato per la fuga e abbandonato).
I due (Contena e Bardeglinu) vengono arrestati e accusati di quella rapina anche in base ad intercettazioni successive (27 marzo 2007) dove altre due persone parlano dell’episodio facendo i loro nomi, compiacendosi del fatto che "hanno fatto i soldi senza disturbare nessuno". I tredici arresti dell’operazione "Touch and go" eseguiti nella notte tra martedì e mercoledì tra le province di Grosseto, Siena, Viterbo, Latina, Oristano, Nuoro e Sassari arrivano quindi al termine di una complessa indagine del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Grosseto dei carabinieri diretto dal tenente Sergio Turini, un’indagine che ha tenuti impegnati i militari per diciotto mesi trascorsi fra appostamenti, controlli e intercettazioni, tutto materiale che ha consentito di dare un nome ai presunti responsabili non solo dell’assalto al furgone portavalori a Manciano, ma anche di rapine (consumate e tentate) e furti (di escavatori e anche di un gregge).
Gli stessi Contena e Bardeglinu, questa volta insieme a Mario Serra, ad esempio, sono ritenuti i responsabili della tentata rapina che doveva essere messa a segno il 6 ottobre 2005 all’ufficio postale di Istia. Il progetto fu bloccato perché i carabinieri di Nuoro segnalarono a quelli di Grosseto che alcuni "soggetti di orgine sarda stavano eseguendo sopralluoghi nella zona". Da qui la decisione di predisporre una presenza continua di carabinieri in divisa a Istia: questo, e un cellulare lasciato acceso (quindi localizzabile) il giorno indicato per la rapina, fecero desistere la banda dal progetto.
Intercettazioni decisive, secondo i carabinieri, anche per dare un nome agli autori delle rapine commesse alle Poste di Cinigiano il 2 novembre 2005 (Contena, Bardeglinu e Serra), di Roccalbegna il 4 dicembre 2004 (Luca Goddi), di Prata il 3 febbraio 2003 (Goddi e Giuseppe Grandi) e per muovere le accuse di detenzione e porto abusivo di armi a Gianfranco e Marietto Titino Moni (residenti a Murci). Questi ultimi sono in un’intercettazione ambientale del 15 aprile 2007 quando, insieme a Pietro Marras, Francesco, Michelangelo e Mauro Monni, si trovano nei pressi del podere di Murci per "provare" alcune armi esplodendo dei colpi.
Gianfranco Moni è ritenuto responsabile anche del furto di un trattore a Ischia di Castro (3 luglio 2007) e di aver preso parte al furto del gregge messo a segno tre giorni dopo, sempre a Ischia di Castro: fatali, in questo caso, le intercettazioni tra lui e un uomo con accento calabrese con il quale si prendevano accordi per il colpo e il trasporto degli animali. Francesco Biagio Zizi, invece, residente a Capalbio, è accusato di aver preso parte agli accordi per il furto di una forca per il trattore "che il figlio ha rovinato". La conversazione è dell’11 luglio 2007 e il furto viene commesso cinque giorni più tardi a Capalbio.
Luca Mantiglioni