Firenze, 17 luglio 2017 - Vola in America con la corona internazionale. Il pugile fiorentino Fabio Turchi ha vinto per ko alla quarta ripresa contro l’argentino Cesar Crenz e si è, così, aggiudicato la cintura International Silver WBC. A Sequals, nella splendida cornice del Memorial Primo Carnera, il ragazzo dal fisico scolpito e dalla faccia pulita, ha conquistato il suo primo titolo internazionale, che va ad aggiungersi alla cintura italiana dei pesi massimi leggeri, conquistata meno di sei mesi fa battendo Maurizio Lovaglio. Turchi, 24 anni il prossimo 24 luglio, già nominato dall’EBU sfidante ufficiale al titolo europeo dei massimi leggeri (titolo detenuto al momento dal finlandese Juho Haapoja), con questo successo mantiene l’imbattibilità (12 match vinti di cui 9 prima del limite), scala notevolmente il ranking WBC e si prepara per la nuova avventura a stelle e strisce grazie all’accordo di collaborazione che il promoter Mario Loreni ha siglato con l’ex campione del mondo Evander Holyfield.

Turchi, il suo grande sogno di poter combattere in America si sta per avverare…

“Sì, sono veramente felice e voglio ringraziare pubblicamente il mio manager Loreni per questa chance. Ho già firmato un contratto per cinque anni. Sono convinto di potermi ritagliare un ruolo da protagonista anche là. Ancora non so quando combatterò, forse i primi di ottobre a New York, ma una cosa è certa: salirò sul ring per dimostrare tutto il mio valore” (probabilmente sarà un match per la difesa del titolo appena conquistato, ndr).

Il ring americano è, dunque, un punto d’arrivo?

“Assolutamente no. È una nuova partenza. Fin da quando ho iniziato a combattere mi sono posto degli obiettivi: emergere nei dilettanti, vestire la maglia della Nazionale, passare nei pro, vincere la cintura italiana, poi questa prima corona internazionale e adesso l’America. Ma sono tutte tappe che preferisco definire punti di partenza, per avere nuovi stimoli, rimettermi sempre in discussione e migliorare”.

Ma un obiettivo finale ci sarà…

“Diventare campione del mondo… ma per il momento preferisco non pensarci”.

Allora facciamo un passo indietro: ci racconta il match contro Crenz?

“Fin dalle fasi di riscaldamento mi sentivo in grande forma. Ho iniziato piano per non correre rischi, ho studiato e aspettato l’avversario, seguendo alla lettera le indicazioni di mio padre Leonardo, il mio maestro. Le prime riprese sono state solo di studio, appena ho alzato il ritmo l’ho steso. Sinceramente mi sarebbe piaciuto un Crenz più battagliero, magari capace di mettermi in difficoltà, così avrei potuto esprimermi ancora meglio”.

Alla quarta ripresa ha messo il suo marchio di fabbrica, il montante sinistro al fegato, che ha mandato giù l’avversario e, subito dopo il conteggio da parte dell'arbitro, ha chiuso i giochi con il montante destro alla milza. Il soprannome “spaccapietre” le si addice sempre di più?

“Effettivamente i risultati mi stanno dando ragione. Avevo visto alcuni incontri dell’argentino e sapevo che i pugni al corpo erano il suo punto debole, così ho alzato il ritmo e sono andato a cercarlo”.

L’incontro è stato perfetto: ha dimostrato intelligenza tattica, una esplosività fisica notevole e buoni miglioramenti anche con l’altro braccio, pur confermandosi un mancino dal pugno pesante. Cosa pensa di dover perfezionare per imporsi in America?

“Migliorarsi è sempre possibile, ma penso di dover lavorare su di me, sulla presa di coscienza delle mie potenzialità. Continuerò a lavorare con mio padre e con tutto il mio staff per essere pronto al 110 per cento. Non mi spaventano i sacrifici o gli eventuali ostacoli che dovrò affrontare: voglio arrivare in alto, sempre più in alto”.