Firenze, 9 dicembre 2017 -  “Sono molto soddisfatto di questa prima parte del tour. A Firenze mi ha accompagnato alla chitarra, all’iPad e al piano elettrico Simone Guzzino, insieme abbiamo tenuto il concerto un po’ più intimo. C’era una bella atmosfera e
in questo set elettroacustico mi sono messo a nudo e ho raccontato un po’ più del solito le mie canzoni”.

Non è passato inosservato il concerto del giovane torinese Il Solito Dandy che l’altra sera ha presentato il suo nuovo album “Buona Felicità” al Porto di Mare – Eskimo di Firenze in un set dalle sonorità anni Ottanta, con suoni acustici ed elettrici che si insinuavano fra batterie ed effetti elettronici. Fabrizio Longobardi, in arte Il Solito Dandy in questo nuovo album ha realizzato dieci canzoni d’amore dai suoni sintetici. Il cantautore ventiquattrenne dipana il suo racconto autobiografico attraverso brani che
evocano in qualche modo un richiamo del passato che, in alcuni momenti, affiora e si trasforma in nostalgia per qualcosa di vissuto in un tempo ormai lontano.

“L’ispirazione nasce da una storia d’amore. Mi sono ritrovato a scrivere canzoni, che una volta finita questa love story si sono rivelate istantanee di momenti che meritavano di stare in un album dei ricordi, che ho realizzato in musica. Un racconto che passa in rassegna l’innamoramento, ma anche le serate storte per evocare i sentimenti che ho provato. Cantandoli, tornano a galla e li condivido con il pubblico”.

Sullo sfondo c’è Torino?
“Sì, molto. Talvolta in maniera esplicita, altre volte come sottofondo. La mia città è sempre presente”.

Come nasce il suo nome d’arte?
“E’ un soprannome che mi hanno dato al liceo per come mi vestivo, per come mi comportavo. Il dandy è una figura un po’ atipica in cui mi riconosco e racchiude il mio modo di fare musica, perché nonostante scriva i testi da cantautore, il vestito rimane quello pop”.

C’è anche un po’ di autoironia in questo?
“Assolutamente sì. L’ironia è l’elemento chiave di questo progetto, dà una marcia in più a questo mio fare da dandy. Anche quando canto l’amore o la malinconia, c’è l’ironia sullo sfondo. Si vede dai video clip e anche un po’, in definita, dal mio look”.

La musica, molto fresca, ammicca ai tempi che viviamo?
“Sì. Ma è anche un po’ rétro. C’è la voglia di creare qualcosa di nuovo, ma lo sguardo è anche concentrato verso i valori e le convinzioni del passato. Invito chi mi ascolta a imparare da quello che c’è stato, prima di inventare comunque nuove cose”.

L’adolescenza punk è anche uno sguardo sul presente?
“Al liceo suonavo punk e post punk con i miei amici, anche se poi amavo anche Antonello Venditti, Lucio Dalla. Ascoltavo i Cure e i Joy Division, ma andando avanti, oltre ad accompagnarmi con la chitarra, mi sono appassionato ai suoni vintage dell’elettronica degli anni ’80 con cui coloro in maniera diversa il mio pop, le emozioni di un cantautorato assolutamente di oggi”.

Il tour come prosegue?
“L’8 dicembre gioco in casa, con il concerto a Torino, il 22 dicembre sono a Vicenza. E poi riprenderò il tour in grande stile in tutta Italia, con l’anno nuovo. Spero presto di tornare anche in Toscana”.