Firenze, 18 ottobre 2017 - A un secolo esatto dalla prima assoluta, La Rondine di Puccini ha avuto finalmente la sua prima esecuzione a Firenze con lo spettacolo che ha inaugurato la stagione del Teatro del Maggio. Doveroso atto riparatorio nei confronti della più fragile e sfortunata, ma pur sempre deliziosa, fra le opere dell'ultima fase creativa pucciniana della quale rispecchia tutta la moderna e affascinante problematicità.

A ricrearla sotto l'aspetto visivo provvedeva in questo caso Denis Krief, responsabile dell'allestimento per regia, scene, luci e costumi, con la sua tipica asciuttezza sempre avversa agli orpelli decorativi e ai compiacimenti estetizzanti. Poche pareti bianche variamente componibili e tre piccoli fondali dipinti bastano ad evocare i diversi ambienti in un'atmosfera da commedia sofisticata, mentre la calcolata freddezza della scenografia e degli abiti contemporanei viene compensata dalle cure dedicate con minuzioso realismo alla recitazione. Il direttore Valerio Galli ha colto con giusta flessibilità di tempi la leggerezza e il disincanto di una partitura che mal sopporta il sovraccarico di enfasi e ne ha esaltato la raffinata strumentazione senza sommergere le voci assecondato con bravura dall'orchestra del Maggio e, nello spumeggiante secondo atto, da un'ottima prova del coro istruito da Lorenzo Fratini.

Ekaterina Bakanova ha impersonato una Magda fresca e commovente dalla nitida dizione e dal canto ben proiettato e il giovane Matteo Desole le ha affiancato un Ruggero spontaneo di bella qualità timbrica. Ben caratterizzati il brillante Prunier di Matteo Mezzaro e la vivace Lisette di Hasmik Torosyan, mentre un certo affaticamento ha mostrato il Rambaldo Stefano Antonucci all'interno di una compagnia per il resto ben scelta anche per i personaggi minori. La sala si presentava affollatissima e la serata si è chiusa con tanti applausi per tutti.