Firenze, 7 febbraio 2018 - E' uno spettacolo che entra in maniera prepotente nella mente e non soltanto di Van Gogh che cerca di di sviluppare in modo semplice e teatralmente possibile cosa accade nella mente di un pittore quando improvvisamente lo strumento di ispirazione sparisce. Quando cioè il rapporto del al di fuori di noi, del contatto con la natura diventa impossibile. Con queste premesse uno straordinario Alessandro Preziosi ha debuttato alla Pergola di Firenze con "Van Gogh- L’odore assordante del bianco" che sarà in scena fino a domenica 11 febbraio, esclusa la sera di venerdi visto che Preziosi sarà a Sanremo in coppia con Ornella Vanoni.

Dunque il testo, uno dei primi scritti da Stefano Massini, che gli valse pure il Premio Tondelli Riccione Teatro nel 2005, dà la possibilità a Preziosi, dà la possibilità a Preziosi, diretto da Alessandro Maggi, di rappresentare il labile confine tra verità e finzione, follia e sanità mentale, realtà e sogno, ponendo interrogativi sulla genesi e il ruolo dell’arte e sulla dimensione della libertà individuale. La storia non è mistificata perché Van Gogh nel 1889 fu rinchiuso nel manicomio e metaforicamente in una stanza tutta bianca. Il palcoscenico diventa un po' la testa del pittore e si vivono con lui i drammi della mancanza di libertà, di colore e la straziante possiblità che Van Gogh possa morire per dare vita ai colori, all'ispirazione madre.

E' infinitamente convincente Preziosi in scena, come se spiegasse, attraverso un personaggio che gli è anima, corpo e mente per un'ora e mezzo, paradossalmente a morire prima di morire. Perchè una parte di noi si identifica troppo spesso nella mente e spesso parliamo degli artisti come fossero astrazioni. Ma sono proprio loro che diventano realtà, personaggi di una commedia vera che è la vita, schiavi di vite complesse e drammatiche che li danneggiano e a volte li favoriscono. Preziosi ci porta per mano a una riflessione drammaticamente banale, se si vuole: se non fosse folle Van Gogh sarebbe stato il pittore che è? E poi: era veramente folle? O i folli siamo noi con la nostra realtà piena di schemi? E' uno dei temi più trattati nel decadentismo, sia come possibilità di fuga dall'opprimente realtà, sia come totale fallimento dell'eterno antieroe che diventa personaggio fondamentale nella rappresentazione della vita.

In scena Alessandro Preziosi ci offre su un vassoio d'argento, ci trasmette questo male di vivere e il conseguente bisogno di una fuga da esso, attraverso la mente, le illusioni, le esperienze o appunto la pazzia. Che fa tenerezza e rabbia, che fa breccia nei cuori. Perchè, e il messsaggio di questo spettacolo è esattamente questo: spesso la realtà non la vogliamo accettare. Ma non è detto che non accettarla sia un segno di discriminazione. In scena ottimi attori: Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi, Vincenzo Zampa. Bella la scena claustrofobica e i costumi Marta Crisolini Malatesta, regia Alessandro Maggi. Su tutti va assolutamente detto del talento e l'intensita di Alessandro Preziosi, il suo convincente impegno, l'interpretazione più volte gratificata da ripetuti applausi a scena aperta. Assolutamente da non perdere.