Firenze, 7 ottobre 2017 - Ha pianto, ha riso, ha commosso e fatto abbracciare la platea, ha raccomandato di coccolarsi almeno tre volte la settimana: ha dato le istruzioni per stringersi nelle spalle e dirsi, mi voglio bene, tanto tanto bene e mi amo e sono felice. Mille e una sfumatura, per un personaggio diventato mitico grazie a un film che ha raccontato, diciamo meglio, storicizzato la sua vita: il dottor Patch Adams nato il 28 maggio 1945 a Washington. Portato agli onori delle cronache del mondo grazie al film omonimo con Robin Williams ( "era mezzo metro più basso di me", scherza) e che ogni anno organizza gruppi di volontari, provenienti da tutto il mondo, per recarsi presso vari ospedali di diversi Paesi del mondo, travestiti da clown, con l'obiettivo di far riscoprire l'umorismo agli orfani e agli ammalati.

Sul palco del Teatro Verdi di Firenze tutta la sua storia raccontata e commentata in un paio di ore volate via. La sua vita, per altro nota, l'ha raccontata lui in prima persona. "Volete venire con me nelle missioni che facciamo? C'è posto per tutti: non si deve essere bravi o portati. Bisogna semplicemente essere noi stessi. E dare amore regalare amore e attenzione agli altri", ha detto. Molta filosofia in quest'incontro, nonostante il moccio finto che si è appiccicato al naso, la bocca enorme posticcia, i denti da pazzo, i capelli mezzi bianchi e mezzi blu, perchè si sa che l'abito non fa certo il monaco.

Ed è stato bello vedere che uno con dei calzoni colorati, una cravattone improbabile con Bugs Bunny quasi mille persone se ne sono state buone buone - dirigenti di Mediolanum compresi - a obbedire ai suoi dictat amorevoli. "Adesso vi abbracciate tutti, nessuno deve rimanere fuori questo abbraccio, ma che sia vero profondo, ascoltate chi vi sta vicino, ascoltatevi, amatevi fatevi sentire il vostro cuore": il pubblico del teatro Verdi di Firenze si è alzato, e si è abbracciato, e si è coccolato come voleva lui, tra molte risate e con qualche turbamento.

Della serie: ma perchè non ci abbiamo pensato prima che la vita può essere anche facile e amorosa? Perchè invece di farci la guerra non ci guardiamo negli occhi eleggiamo la nostra storia? Dice dal palco, andando su e giù con Cristina, la sua ottima traduttrice che traduce anche i sorrisini e i brividini che fa: "Ora viviamo in un mondo pronto all'estinzione della nostra specie, dove è venuto completamente a mancare il rapporto tra paziente e medico. I dottori sono sempre più spesso assicurati da compagnie che gli eviteranno eventuali problemi col paziente. Questo mina la fiducia che dev'esserci alla base. Oggi i dottori sono impazienti, e i pazienti disillusi".

Racconta che in America per parlare con un malato in media i medici ci stanno 7 minuti e che la prima volta lui con un malato ci ha parlato quattro ore. E che poi l'ha seguito a casa, ha conosciuto tutta la sua famiglia e che ha voluto sapere tutto di lui. Racconta i suoi viaggi e tutti stiamo lì a bocca aperta ad ascoltare questo profeta della semplicità, questa specie di Gandhi 2.0 che a settant'anni salta come un grillo e ragiona come un fanciullino nascondendo nelle tasche decine di giocattolini. Il buono e il cattivo per Patch Adams non sono la stessa cosa, sono due cose e noi bisogna andare verso il buono. Perchè sennò siamo finiti, persi, l'umanità è persa.

Pach, ovvero l'ideatore di una terapia olistica molto particolare: quella del sorriso, ora che tutti chiamano clowunterapia anche se a lui non piace. Non scherzava a invitarci con lui: ogni anno organizza gruppi di volontari, provenienti da tutto il mondo, per recarsi presso vari ospedali di diversi Paesi del mondo, travestiti da clown, con l'obiettivo di far riscoprire l'umorismo agli orfani e agli ammalati. Lancia un anatema contro i novanta milioni di uomini che nel mondo abusano dei bambini: si commuove e racconta la storia di una piccola vittima. No. Non si può andare avanti così: i bambini devono essere lasciati in pace, essere bambini. "Lotterò per questo fino alla fine dei miei giorni e poi chi verrà dopo lotterà per me". Anche noi Patch siamo con te, fieramente con te. Contro questa schifezza immensa che è la violenza sui bambini che non è una malattia ed è ingiustificabile. Dunque così si è svolta una serata di teatro: una strana ma bellissima serata di teatro. Dove il protagonista si chiamava - e speriamo si chiami ancora - umanità.