Firenze, 6 ottobre 2017 - A testimonianza del suo magico eclettismo, di un innato talento nello sperimentare in vari territori espressivi John De Leo sarà protagonista di due eventi nel giro di una ventina di giorni a Firenze. Sabato 21 ottobre l’ex vocalist dei Quintorigo sarà in concerto per la rassegna Tradizione in movimento alla Sala Vanni, sintonizzando la sua voce - strumento con il Gianluca Petrella Trio 70’s (Michele Papadia al moog, effetti e würlitzer, Stefano Tamborrino alla batteria e alle percussioni, Gianluca Petrella al trombone, sampling, effetti,).

Ma prima, cioè venerdì 6 ottobre alle 20, il vocalist nato a Lugo di Romagna nel 1970 si esibirà, in duo con il pianista Fabrizio Puglisi, nel Chiostro del Brunelleschi della Basilica di Santa Croce. Il set, uno degli eventi di spicco di Genius Loci, in cui 15 artisti, tra musicisti, scrittori e attori si alterneranno alla ribalta dal tramonto all’alba in vari spazi di Santa Croce (ingresso gratuito, prenotazione on line obbligatoria su www.eventbrite.it). L’intenso duo voce – piano non vede l’ora di presentare dal vivo in un luogo ricco di fascino simbolismo «Sentodoppio (Musiche dell’errore e altri fonosimbolismi antiregime)», l’album che esce lo stesso giorno per Carosello Records. «La Basilica di Santa Croce, questo luogo magnifico e sacro, mi induce a una grande responsabilità – dice John De Leo -. Il pubblico e lo spazio condizioneranno in qualche modo la performance che abbiamo dedicato al nuovo disco che ho realizzato con Fabrizio Puglisi. Ma, cercheremo di non tralasciare nessuno degli aspetti della musica nei suoi vari generi e anche le canzoni». Che lei canta con uno stile fra colto e contemporaneo? «Spero che non sia un deterrente. Provengo dalla canzone popolare. E’ il mio imprinting: spero non sia reato cercare di nobilitare questo ambito. Il progetto, che condivido con Fabrizio Puglisi, ci dà modo di confondere, compenetrare a meraviglia le nostre sensibilità». Anche l’altro concerto fiorentino è ricco di stimoli? «Sì, ma in quel caso metto la mia vocalità al servizio del trio di un ottimo compositore come Gianluca Petrella». Da Stewart Copeland a Uri Caine, da Paolo Fresu a Gianluca Petrella, le piace mettersi alla prova? «Tutte queste mie collaborazioni, molto spesso prestigiose, sono un’ottima palestra, occasioni per non chiudersi nella propria visione musicale, ma per rinnovarla ogni volta. Forse qualche cellula rimane in circolo, almeno me lo auguro e mi consente di imparare, di vedere da vicino espressioni altre dalla mia. Penso di essere doppiamente fortunato perché ogni volta vengo chiamato a collaborare a progetti davvero interessanti». Giovanni Ballerini