Firenze, 20 gennaio 2018 - La scena è una stanza vuota. L’occasione è l’inizio della convivenza, che per tutti gli essere umani è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. Sul palcoscenico del Teatro Verdi di Firenze va in scena "Due", la commedia per la (buona) regia di Luca Miniero. Protagonisti Raoul Bova e Chiara Francini.

La curiosità di vedere la prova teatrale di Bova, eroe di film & fiction di successo, fa sì che il pubblico sia notevolmente al femminile. E la novità non delude. Bova si rivela molto convincente nel suo ruolo di futuro marito. Ma la vera rivelazione secondo me è Chiara Francini che interpreta perfettamente un ruolo totalmente nelle sue corde. I due si confrontano nella diversa visione della vita insieme ed è qui che emergono le differenze fra maschile e femminile.

Entrambi i futuri sposi evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi protagonisti con accorgimenti da attori consumati, con una padronanza del palcoscenico da manuale. Divertente la trovata dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. E così, alla fine, il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori. Una sintonia, tra Bova e la Francini, direi perfetta e più che credibile. Unico neo, ma questo è un gusto personale, l"inutile sproloquio, il troppo uso di parolacce che non aggiungono e anzi- casomai- tolgono qualcosa alla freschezza di uno spettacolo da vedere. Raoul Bova sta pensando a un nuovo spettacolo: ed è lì che lo aspetteremo. Chiara Francini , una rivelazione: dunque la riflessione è che sono i testi e i registi, spesso, a fare la differenza.