Non si vive solo due volte, almeno nei film
Incontro col regista Ferzan Ozpetek per la presentazione di 'Mine vaganti'. Presenti anche Elena Sofia Ricci con Ennio Fantastichini
Firenze, 6 marzo 2010 - «Firenze per me rappresenta l’adolescenza, la giovinezza, la prima volta che sono riuscito a fuggire alle costrizioni, alla famiglia. Ho vissuto a Firenze un paio di mesi, nel 1976, ho scoperto la vita, la sessualità, la gioia». Parola di Ferzan Ozpetek, regista di «Mine vaganti», film interpretato da Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Elena Sofia Ricci, Ennio Fantastichini: è stato presentato ieri sera al cinema Variety di Firenze.
«A Firenze, sono venuto ogni volta per le anteprime dei miei film — ricorda Ozpetek — Ho presentato ‘Cuore sacro’, ma anche ‘Le fate ignoranti’, ‘Saturno contro’. E’ una città che ho visto cambiare. Quando l’ho scoperta, negli anni ’70, non ero un intellettuale: non sapevo che fosse frequentata da una vera e propria ‘movida’ di musica e di letteratura, non sapevo ancora chi fosse Pier Vittorio Tondelli o che stava crescendo, a Firenze, un’onda rock che avrebbe prodotto i Litfiba o i Diaframma. Però in qualche modo vivevo tutto questo sulla mia pelle. E’ stata la prima volta, a Firenze, che mi sono sentito davvero libero».
Il film racconta una storia di libertà. Un film che parla di convenzioni sociali, del coraggio necessario per superarle. «La società oggi è più chiusa che dieci anni fa — dice Ozpetek — Ho letto che in Olanda il terzo partito è neonazista; spero di aver capito male, ma certo è che in tutta Europa c’è un ritorno di autoritarismo, al conservatorismo, all’intolleranza». Il contrario è un film come «Mine vaganti», dove ogni personaggio viene chiamato a cambiare le proprie idee. «Non si può rimanere rigidi nelle proprie convinzioni, il rischio è di rimanere soli», dice Ennio Fantastichini, che nel film è un padre autoritario, severo, preoccupato. «Lo sguardo degli altri, il timore della loro disapprovazione: ecco ciò da cui dobbiamo liberarci — dice —. Nel film, il padre che interpreto è all’apparenza forte. In realtà, fragilissimo, e forse più solo di tutti».
Sono le donne le più intuitive, le più pronte a capire. Nel film, come nella vita. Elena Sofia Ricci ritrova, dopo qualche tempo, un grande ruolo da protagonista al cinema: «Non finirò mai di ringraziare Ozpetek per avermi scelta — dice— Ho interpretato tante madri che pensavo di non poter diventare più qualcosa di diverso. E invece, ecco questa zia che beve di nascosto, che si fa i fatti suoi, che tace mentre gli altri mettono bocca su tutto. Chi mi ha dato l’ispirazione per il personaggio? Quando Ferzan mi raccontava delle sue vere zie, ridevo. Mi è bastato dar vita a un decimo di quello che c’era nei suoi racconti, e il personaggio è venuto fuori da sé». «Mi sento fiorentina — ha continuato l’attrice— ma devo dirlo: Firenze è una città che ti fa andar via. Dai tempi di Dante, non è cambiato molto. Io sono felice ogni volta che torno. E ogni tanto, è vero, mi prende la nostalgia».
Giovanni Bogani




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