Campi Bisenzio (Firenze), 17 ottobre 2017 – La facciata del teatro Dante illuminata con le opere di Antonio Manzi. Oltre 350 persone hanno partecipato all'evento per i 10 anni del museo Antonio Manzi. Musica e arte si sono poi fuse insieme all'interno del teatro. Lerielaborazioni grafiche delle opere dell'artista Antonio Manzi sono state curate da Paolo Moretti, poi in teatro davanti a una platea di oltre 350 persone, alle ore 21, è poi andato in scena lo spettacolo "Opere in concerto", una produzione pensata per l'occasione, con la regia di Andrea Bruno Savelli.

Sul palco, una serie di opere dell'artista Manzi (dai giovanili "Disegni a biro su lino", di inizio anni '70, a "Apocalisse", olio su tela del 2014, opera che rappresenta la totalità dello sfaccettato mondo artistico dell'artista originario di Avellino, toscano di adozione dal 1957) è propriamente entrata in gioco, grazie a una regia luci suggestiva, che ha fatto dialogare le sculture e i quadri con le note e i musicisti dell'Orchestra La Filharmonie, diretta dal Maestro Nima Keshavarzi. L'orchestra ha interpretato capolavori di Johann Sebastian Bach, Felix Mendelssohn Bartholdy, Wolfgang Amadeus Mozart. In particolare, un lungo applauso è scattato per il soprano Francesca Calligaris, al termine dell'esibizione de "Il Tramonto" per voce e orchestra d'archi di Ottorino Respighi

La serata ha inaugurato il cartellone di iniziative che domenica 3 e 10 dicembre alle 17 porterà il teatro nei locali del Museo Manzi (villa Rucellai), con una serie di letture tratte dai “Canti Orfici” di Dino Campana per indagare il curioso legame tra Antonio Manzi e l’autore marradese, a cura di Andrea Bruno Savelli. Le iniziative, completamente gratuite, sono promosse grazie al contributo di Unicoop Firenze.

“Devo molto alla sensibilità di Andrea Bruno Savelli e dell’amministrazione di Campi Bisenzio – ha detto Manzi - per averci proposto di realizzare una serie di iniziative dedicate ai due poli culturali che da dieci anni a questa parte nutrono e danno linfa al nostro comune. Il museo si sposterà nel teatro per una sera, trasformando il palcoscenico in una sorta di studio che riassumerà gran parte della mia carriera: dalle sculture in gesso ai quadri a olio, dai grandi disegni giovanili, più sofferti e inquietanti, fino ai dipinti in cui il dolore si dissolve lasciando il posto ai colori, alla gioia, all’emozione della vita”.

 

Maria Serena Quercioli