Firenze, 12 settembre 2017 - Ci voleva Matteo Renzi per far sognare la Festa dell’Unità. Ieri sera davanti al palco centrale la folla straripava con applausi e risate che finora non si erano visti. Il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi è arrivato in ritardo, attesissimo. Ma non ha voluto rinunciare al giro fra gli stand, agli abbracci, ai selfie, agli autografi. Non c’è stato anziano, bambino o ragazzo che non abbia avuto ieri sera la sua pacca sulla spalla, che non abbia battuto il cinque. E in ogni stand, in ogni cucina è esploso l’applauso. La regia fiorentina per Renzi non cambia, qui la platea è più che amica. E lui lo sa. Da queste parti la battuta gli è più facile e funziona sempre, come quella alla radio «Dobbiamo fare come la Fiorentina a Verona», ovvero vincere 5-0.

Quando arriva sul palco è una vera ovazione. «Sono felice di essere qui - dice Renzi - perchè questa è una comunità che ha dei valori e che sa stare insieme. Ecco perché vorrei che il nostro primo pensiero fosse per le due ragazze americane che sono state vittime l’altra sera di violenza. Perché ciò che è accaduto e ingiustificabile e lo dico pensando che è stato commesso da due persone in uniforme. Nello stesso tempo mentre esprimiamo sdegno, squallore e rabbia per quello che abbiamo visto mandiamo anche un abbraccio a tutte le donne e uomini dei carabinieri perché il gesto di due persone non può far venire meno fiducia e stima e considerazione per l’arma dei carabinieri».

C’è anche un pensiero per Riccardo Conti. «È vero abbiamo preso strade diverse, ci siamo separati anche non bene, ma Riccardo è stato compagno di strada di molti di noi e per questo vorrei mandare un pensiero a lui e alla sua famiglia».

Il resto è ‘chiacchiera’ politica condita all’avanspettacolo. Dalla “penuria di gufi” perché «ormai le cose vanno bene e non sanno più cosa dire», ai 918mila posti di lavoro. «Dicono che voglio copiare Berlusconi. Non è vero. Lui li prometteva in campagna elettorale, noi li abbiamo fatti». E poi la difesa sulla sirenetta negata, e la reazione a chi accusa «quelli del Pd di essere ladri».

Il libro “Avanti” che è fatto di ricordi su quei mille giorni di governo. Il rapporto con Berlusconi, le telefonate, l’Enrico stai sereno che in molti gli hanno contestato. Il sasso nella scarpa è naturalmente Consip. «Noi vogliamo tutta la verità. Già domani ci sarà un interrogatorio interessante. E ne sapremo di più».