San Casciano (Firenze), 7 maggio 2017 - A una settimana dall'assemblea convocata per domenica 14 maggio, ChiantiBanca si prepara a vivere altri sette giorni di avvicinamento all'insegna della contrapposizione. Due le liste che - per la prima volta - si fronteggiano per conquistare la governance dell'istituto di credito di San Casciano. Il presidente in carica Lorenzo Bini Smaghi sta continuando a incontrare nei territori i vertici e i soci per illustrare le strategie e la sua azione.

Presidente, lei aveva due anni ancora di mandato davanti a sé. Non era scritto in alcuno Statuto che dovesse chiedere una riconferma?

"Dopo le dimissioni di metà del Consiglio e un bilancio con importanti rettifiche, è un segno di rispetto nei confronti dei soci quello di chiedere loro fiducia sul percorso da fare".

Lei, durante la presentazione della sua lista, ha più volte ribadito la sua incredulità rispetto alla lista a lei avversaria. È riuscito a capire perché e se esiste davvero una spaccatura così netta nella banca?

"Il Consiglio chiede la fiducia ai soci dopo aver fatto pulizia: chi si presenta contro non può evitare di essere associato a chi c’era prima, a chi porta la responsabilità delle perdite. Ciò che è avvenuto in questi giorni peraltro lo conferma".

Presidente, lei è alla guida di ChiantiBanca dall'aprile 2016. Prima di coprire la sua carica, aveva controllato i numeri della Banca. Non ha ritenuto che le coperture dei crediti deteriorati fossero insufficienti in quanto ben al di sotto della media?

"ChiantiBanca era solida un anno fa, e lo è tuttora. Oggi ha però un bilancio che rappresenta in modo fedele la situazione. Sono stati adeguati i parametri patrimoniali ed è stato avviato un processo di rafforzamento del controllo del rischio, che prima era insufficiente e aveva messo la banca a rischio. Questo è il motivo per cui avevo messo la mia professionalità al servizio della banca".

Come mai è stato deciso di percorrere la strada della wayout che, in ogni caso, avrebbe comportato un ulteriore impegno di altri 50/60 milioni di euro mettendo in crisi la banca?

"Fare la domanda per la way out, nel giugno 2016, significava tenere un’opzione aperta, per meglio valutarla. Nell’estate si è poi aperta la via trentina che è apparsa la migliore, visto i rapporti passati con Cassa Centrale Banca. Tutte le decisioni sono state ampiamente condivise".

Lei ha più volte ripetuto che piccolo non è sempre bello (o sicuro) in riferimento alle dimensioni della banca. Con l'adesione alla trentina Cassa Centrale come capogruppo i soci e gli azionisti di ChiantiBanca avranno maggiori garanzie?

"ChiantiBanca avrà un ruolo molto più rilevante in Cassa Centrale Banca, dove rappresenta poco meno del 10% del gruppo e la principale realtà toscana, mentre in Iccrea saremmo stati molto più diluiti e disintermediati. In CCB siamo in grado di decidere il nostro destino e di influire sulle decisioni del gruppo".

Capitolo discontinuità. Voi, sono sue parole siete 'persone libere che hanno avviato un percorso di risanamento'. Il taglio con il passato spaventa l'altra lista a suo modo di vedere le cose? Se sì, perché?

"L’altra lista è spaventata forse perché vuole ricreare una certa continuità con i comportamenti del passato. Comportamenti che hanno portato ai 90 milioni di perdite. Se non ce ne fossimo accorti per tempo, avremmo fatto la fine di altre banche toscane, tipo Etruria. Per fortuna non è successo. Chi vuole tornare al passato non vuole bene alla Banca, scherza con il fuoco".

Capitolo ispezioni Banca d'Italia. Lei ha affermato che in assemblea discuterete anche dei punti più caldi del dossier. È sicuro che potrete avere in mano la documentazione?

"La Banca d’Italia si è impegnata in questo senso. È nell’interesse di tutti i soci avere tutte le informazioni possibili. Il dossier dovrebbe essere disponibile in settimana".

Ai dipendenti ha detto di stare tranquilli perché il passaggio a Cassa Centrale li tutelerà (leggi, nessuno andrà a casa), agli azionisti, ai soci e ai correntisti, cosa vuol dire in prospettiva?

"Ai soci e ai clienti confermo che la scelta fatta dall’assemblea straordinaria del dicembre scorso è l’unica che tutela una gestione efficiente, sana e prudente della banca, che prende forza dal rapporto col territorio. Questo è il solo modo per essere oggi una banca cooperativa, per continuare a sostenere le realtà associative, sociali, culturali e istituzionali della nostra regione".

La banca è tornata a crescere nei ricavi dopo lo choc post-terremoto. È già il segno che il peggio è passato?

"La banca è sana ma deve proseguire il percorso di rafforzamento del controllo dei rischi, sulla base di un programma da realizzare puntualmente. Per questo motivo c’è bisogno di forti professionalità al vertice. Il rischio di ricadere nei vizi del passato è elevato. Ci vuole grande attenzione proprio in questa fase".

La Federazione Toscana ha voluto ridimensionare l’allarme occupazionale per la sovrapposizione di sportelli in caso di adesione all’Iccrea. Come risponde?

“La Federazione sembra non aver capito che non sarà lei a decidere la collocazione delle filiali delle varie Bcc, ma la Capogruppo, nel loro caso Iccrea. E basta guardarsi un po’ intorno per capire che nessun gruppo bancario può oggi permettersi sovrapposizioni, neppure nel caso di grandi comuni. E’ una questione di organizzazione commerciale e di razionalizzazione dei costi”.

È già iniziata la raccolta delle deleghe dei soci che non potranno essere presenti il 14 maggio?

"Sì. Il lavoro sta procedendo e c'è grande interesse e voglia da parte di tutti di capire e partecipare".