Firenze, 25 dicembre 2017 -  “La strada è come un bambino che mi corre davanti/ e poi si nasconde dietro una curva – Forse per sorprendermi quando vi arriverò./ Il sole si è costruito un nido di lice sotto le gronde di mezzogiorno;/ un'allodola si precipita giù dal cielo terso/ come una freccia che canta, bagnata d'azzurro, dall'arco spaziale./ Ma i miei occhi trafiggono quel soffice blu, da molto lontano,/ laggiù dove vagano eterni amanti/ lungo le grandi strade azzurre/ del silenzio”.

Pascal D'Angelo (1894-1932), pick and showel man (manovale con piccone e badile), avrebbe anche scavato le parole nelle durezze della vita, trovando l'anima preziosa delle cose e soprattutto delle persone. Il suo vero nome era Pasquale ma come tanti altri nomi italiani sarebbe stato pronunciato alla maniera spontanea della gente d'America. “Le stelle stanno marciando sopra la notte profonda./ Con chi stanno entrando in guerra?”.

Luigi Fontanella, scrittore che vive tra Firenze e New York, dove è docente di letteratura italiana e dirige la rivista internazionale di poesia italiana 'Gradiva' (editata da Olschki ) ha scritto per Passigli il romanzo 'Il dio di New York', storia del manovale itinerante e poeta che dalla provincia italiana a New York cerca di realizzare il suo “sogno americano” nel riscatto reso possibile dal possesso delle lingua d'adozione e dalla cultura. Tutto comincia dallo studio di un vocabolario di lingua inglese nel quale Pascal individua l'altro piccone della sua vita.

Fontanella è stato traduttore di D'Angelo e ha contribuito alla sua riscoperta in Italia e ne ricostruisce ampia parte della vita fino al momento della sua "rivelazione" da parte del quotidiano 'The Nation' e alla pubblicazione di 'Son of Italy', l'autobiografia del 1924 che lo rese celebre. L'autore si fa vicino a Pascal per il tramite del proprio nonno, Giorgio Vanno, immaginato come uno della squadra di manovali in cui la vita di D'Angelo è immersa e condivisa fino al distacco dovuto al trasferimento a New York, dove Pascal esplora le biblioteche. “Nel verde cupo dell'estate/i binari sono come le corde di una cetra/ che luccicano oltre la valle incantata,/ e la strada li taglia come un baleno lampeggiante./ Ma le anime dei tanti che s'affrettano come musica/ che vaga tra le fibre del cuore della valle,/ sono incerte e tempestose;/ e l'anima di un ragazzo di campagna/ che arranca fischiettando sulla strada lampeggiante/ è un cielo d'azzurro luminoso”.

Michele Brancale