Roma, 29 gennaio 2018 - "L’Italia? È il più bel Paese del mondo pieno di città meravigliose. Ma questo degrado non è sopportabile. Penso che sia colpa del progressivo lasciare andare, di una noncuranza iniziata negli anni ’50, col boom economico. Già all’epoca facevano cose pazze, ed erano autorizzati a costruire robe orrende". Il leone è ingabbiato in un corpo che non gli risponde come vorrebbe e che lui si limita a tollerare: il maestro Franco Zeffirelli sta percorrendo questa sua nuova vita da osservatore di quel che accade nel mondo. Elegante, in golf azzurro come gli occhi, osserva, studia e riflette dalle stanze della sua villa monumentale sull’Appia Antica a Roma. A quasi 95 anni – li compirà il 12 febbraio – il regista italiano ("Sono fiorentino, mi raccomando, diciamolo sempre. E tifo Fiorentina") più noto al mondo tira la giacchetta alla memoria. E raccoglie i frutti di un lavoro straordinario, fatto di musica, opere immortali, creatività e incontri.

Maestro, che pensa del corto circuito tra arte e degrado?

"La colpa va ricercata nelle varie legislature che si sono succedute, soprattutto nel Sud Italia. Quello che hanno combinato è sotto gli occhi di tutti. È una pugnalata, un tuffo al cuore quel che oggi accade. Magari avessi un rimedio".

Da cosa comincerebbe?

"Il mio pensiero è rivolto sempre verso i giovani e la scuola. Dov’è finita una materia come l’educazione civica? Generazioni intere hanno saputo così dare un senso e rispetto alla parola arte"

. Che giudizio dà alla scuola?

"Niente voti. Ma è vero che fino a trent’anni fa le elementari formavano gli alunni. Era una scuola che mostrava muscoli narrativi, stimolava il pulsare dei dialoghi e un cuore attento. Oggi in certe classi hanno abolito la geografia. Ti pare possibile? Ci sono laureati che mettono l’acca dove non ci vuole".

Come salvare le bellezze del nostro Paese?

"Dalla scuola dovrebbe partire l’insegnamento verso il rispetto delle cose che ci circondano. Abbiamo bellezze uniche e irripetibili dei più grandi artisti che hanno fatto scuola nel mondo e noi che facciamo? Molto poco".

Cosa consiglia?

"A Bolzano se butti una carta per terra, la raccolgono gli abitanti, facendoti sentire in colpa: magari accadesse da tutte le parti".

Se potesse lei che farebbe?

"Una legge dura su chi brutalizza il patrimonio di bellezza che senza meriti ci è stato tramandato".

E se le dico vecchiaia?

(Sorride) "Invecchiare è brutto, c’è poco da fare. Ma in Italia è una fortuna perché a differenza dei paesi anglosassoni la famiglia si occupa dei vecchi. Io sono fortunato perché ho adottato due figli, Pippo e Luciano, che si prendono cura di me con molto amore".

Che pensa di Dio?

"Sono cattolico e credente e credo in Dio. Quando prego il mio istinto mi porta a pensare alla Madonna. Credo che esista l’Aldilà ma che non sia quello di Dante diviso tra Paradiso, Inferno e Purgatorio. Credo e spero in un Dio di misericordia che ami l’uomo e lo perdoni. Come il mio Gesù di Nazareth: un Dio umano".

Dove si nasconde l’anima?

"Credo che l’essere umano non esista a caso, e che possa continuare a vivere attraverso la vita eterna della nostra anima".

Maestro, le fa paura la morte?

"L’idea del trapasso, di non essere più di questa terra da un istante all’altro fa paura. Una fatica mentale e morale, perché ho la testa piena di storie, di personaggi, di pezzi di vita, di parole. Capita che mi rivolga alla morte. Ma con la confidenza e la distanza che merita".

Teatro e opera, uguale Zeffirelli.

"Sono la mia vita. Tutto è inziato da qui: a sette anni mi hanno portato a teatro a Firenze a vedere le Valchirie. Ero incantato dalle luci, dai cantanti, dai costumi. Credo fosse il 1930. Nel teatro, nell’opera, ho messo me stesso. Ho avuto libertà intellettuale, e la curiosità che mi ha reso sempre disobbediente e mai allineato".

È stato senatore per Forza Italia.

"Se è per questo ho vinto due volte di seguito. Ma non lo rifarei".

Ha visto che è tornato Berlusconi?

"Bene. È un mio caro amico".

 Che dice di Renzi, toscano come lei?

"Che ce la sta mettendo tutta".

Altri affetti, a parte i figli?

"I mei adorati cani Jack Russell, Blanche e Dolly, che vivono in simbiosi con me. È incredibile quanto amore danno, quanta devozione. Li vorrei mettere nel decalogo delle buone pratiche per invecchiare sani".

La sua Fondazione, a Firenze, è una straordinaria realtà.

"Mi hanno fatto soffrire, ma esiste: vorrei essere lì per il mio compleanno e fare una festa con gli amici".

Non si stancherà?

"È un esercizio delicato per una persona, la vecchiaia. È come passare da una forma all’altra della vita. Devi imparare a perdere tempo, a non farti fretta. E a far pulsare dialoghi e sentimenti come come fossero dentro al tuo cuore".