Firenze, 6 settembre 2017 - “Oggi sono tornato un po' a casa, questa è la scuola dove mi sono formato e che ho contribuito a fare crescere. Sono sempre stato molto orgoglioso dei miei alunni che oggi sono professori ".

Per i venti anni della Facoltà teologica dell’Italia Centrale, celebrati mercoledì nella nuova sede del Conventino in Piazza Tasso, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e relatore d’onore, ha subito declinato tanto con la stampa quanto con gli studenti una teologia che sa incarnarsi nella cronaca, in sintonia con il messaggio di Papa Francesco, riproponendo con altre parole il superamento della distinzione tra “cattolici morali” e “cattolici sociali” e anticipando in un certo senso quanto dichiarato all'indomani da Bergoglio sul “no all'utopia del neutro”.

I richiedenti asilo e i migranti conquistano la cittadinanza gradualmente e lo Stato non deve stringere la forbice del welfare, ma d’altra parte – dice Bassetti ai futuri presbiteri e religiosi, come anche ai laici che frequentano la Facoltà – “la nuova questione sociale ci interpella tutti” e dobbiamo guardare con occhi nuovi ai mutamenti del mondo, con lo spirito profetico, ben innervato nel Vangelo, che “ci permette uno sguardo lungo”, senza perdere di vista il punto decisivo: “Gesù sottoposto alla volontà omicida degli uomini, guida risorto la storia umana”.

Ci si misura con l’idolatria del profitto e dei consumi, il razzismo pratico, la tirannia della solitudine e della competizione, mentre non pochi cercano ciò che è “economicamente profittevole” al di là del rispetto della vita umana e dell’ambiente. Di fronte a questo scenario le facoltà teologiche non possono rischiare di diventare laboratori asettici, ma abitare le frontiere, stare e “sentire con il popolo di Dio”.

Il più grande teologo e il più grande pastore “prima di portare nella sua riflessione e nella sua missione la teologia appresa all'università, vi porta quella dalla sua mamma e della sua comunità ecclesiale. Pensate a san Giovanni Paolo II e alla sua ricezione accrescitiva dell'insegnamento conciliare sul dialogo con gli ebrei e sul dialogo interreligioso, frutto di una fede vissuta a contatto diretto e drammatico con la tragedia dello sterminio degli ebrei!”

L’appello è a non lasciare le cose come stanno e in questa prospettiva – mentre anche la Chiesa fiorentina è impegnata a recepire l’esortazione ‘Evangelii Gaudium’ di Papa Francesco attraverso uno specifico cammino sinodale – sono di grande aiuto le radici del Novecento ecclesiale fiorentino e toscano: “La visita di Papa Francesco alla tomba di don Milani è un segno dei tempi”. Se si assume questo sguardo, non provinciale, non si rimane impauriti, nella Chiesa, dalla collegialità e dalla sinodalità.
“Siate una facoltà che abita la frontiera, non lasciatevi rinchiudere da esigenze piccine – ha concluso il presidente della Cei - L'intelligenza della fede che proponete assuma le prospettive delle periferie, delle marginalità materiali ed esistenziali, il respiro sinfonico di una Chiesa che non è più soltanto europea. Servite la Chiesa la dove si presenta come quercia millenaria e là dove non è che un germoglio, in questa epoca che qualcuno definisce post-cristiana”.

Ha accompagnato questo momento celebrativo il ricordo di figure importanti che hanno segnato lo sviluppo dello studio teologico fino alla creazione della Facoltà: i cardinali Florit, Giovanni Benelli, Silvano Piovanelli ed Ennio Antonelli, certamente, e due grandi professori, i monsignori Valerio Mannucci ed Enrico Chiavacci (“Prima mi metteva soggezione – ha detto di lui Bassetti – poi si conosceva il suo carattere” e si coglieva la simpatia dell'uomo)
Bassetti è stato accolto da Betori e da mons. Stefano Tarocchi, rettore della Facoltà che affiderà presto il timone a Mons. Basilio Petrà. Mons. Gilberto Aranci, direttore dell’Archivio diocesano fiorentino, ha ricostruito la storia della Facoltà nata nel 1997 dalle radici di quello che era allora lo Studio teologico fiorentino.

Sono oltre 270, attualmente, gli iscritti alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale. “In un tempo così problematico per l’incontro tra culture e religioni – ha detto il card. Giuseppe Betori – c’è bisogno di buone radici come presupposto per il dialogo”. E a questo proposito l'Arcidiocesi e la Facoltà teologica dell'Italia promuovono il convegno "Don Milani. Una vita al servizio del Vangelo, dei poveri e della Chiesa!", articolato in due giornate venerdì 6 – sabato 7 ottobre, nell'aula magna della Facoltà, con gli interventi di teologi, storici ed ex allievi di don Milani.

Il convegno è stato aperto il 6 ottobre alle 9 dal cardinale Betori (che è anche Gran Cancelliere della Facoltà) e dagli interventi di don Severino Dianich e Federico Ruozzi, Segue la testimonianza di Maresco Ballini del gruppo don Milani di Calenzano. Alle 15.30 le relazioni di Pietro Domenico Giovannoni e Marco Giovannoni, che parleranno della Chiesa fiorentina negli anni di don Milani e del suo rapporto con don Bensi, mentre José Luis Corzo parlerà invece della spiritualità del priore di Barbiana. Alle 18 la testimonianza di Nevio Santini (Centro Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana).

Sabato 7 ottobre, alle 9,30 don Alfredo Jacopozzi parlerà della formazione culturale di don Milani, don Luca Bressan dell'attualità delle sue scelte pastorali, quindi testimonianza di Agostino Burberi (Fondazione don Lorenzo Milani).