Firenze, 11 agosto 2017 - L’11 AGOSTO 1944 rappresenta per Firenze e l’intera Nazione il momento di svolta, nella ritrovata dignità e legittimazione a un sistema democratico. Il suono della Martinella che all’alba di quel giorno chiamava tutti i fiorentini alla battaglia per la liberazione dai nazifascisti, segnava solo l’inizio della “battaglia di Firenze” che si sarebbe protratta fino a settembre. Nella città, ridotta un cumulo di macerie, con i cecchini appostati nei punti più impensabili, le bombe disseminate ovunque, le retroguardie tedesche dei guastatori e dei reparti scelti di SS, decise a ritardare ad ogni costo l’avanzata degli alleati.

11 agosto, Firenze celebra l'anniversario della Liberazione / LE CELEBRAZIONI

Quasi 250 i morti, 435 i feriti, decine e decine i dispersi, per non parlare del dramma degli sfollati a cominciare dall’evacuazione forzata di quasi 150.000 persone dalle zone affacciate sull’Arno, dove nella notte tra 3 e 4 agosto erano stati fatti saltare i ponti, ad eccezione del Ponte Vecchio. Con pieno merito un anno più tardi, l’11 agosto 1945, il capo del governo Ferruccio Parri, conferirà alla città di Firenze la prima medaglia d’oro per il suo leggendario comportamento. Riconoscimento all’eroismo dei partigiani, più ancora dell’intera cittadinanza, che aveva dimostrato nell’ora decisiva la propria compattezza.

FU UNA REAZIONE morale, della gente comune che si strinse intorno agli esponenti del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN) che potenziò l’iniziativa militare e quella politica, con l’insediamento dei propri leader nel palazzo del governo: per la prima volta gli Alleati si trovano di fronte ad un organismo permanente rappresentativo, che fondava la sua autorità sul consenso popolare e sul prestigio guadagnato sul campo. L’esperienza fiorentina è la premessa diretta del riconoscimento da parte anglo americana dei Comitati di Liberazione Nazionale e delle rispettive emanazioni militari, secondo un modello che si ripeterà nelle città dell’alta Italia, nell’aprile del 1945. Comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali: le tante voci che animavano il CTLN confluirono in un solo organo di stampa, grande e plurale, messo in macchina proprio l’11 agosto, con i reparti dei genieri tedeschi a poche decine di metri di distanza: La Nazione del popolo, il quotidiano redatto da uomini come Carlo Levi, Giacomo Devoto, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Arturo Bruni, Vittore Branca... Autentiche protagoniste, in quei giorni decisivi, le donne fiorentine.

FURONO LORO a svolgere il rischioso compito di staffette, ad assicurare collegamenti tra il comando militare, in stretto contatto con il CTLN di via della Condotta e le formazioni partigiane. Un ruolo di particolare rilievo fu svolto dall’arcivescovo di Firenze, il cardinale Elia Dalla Costa, impegnato a preservare la città da rappresaglie ed eccidi e a favorire la salvaguardia dei deboli e dei perseguitati: fu merito suo se centinaia di arrestati politici ebbero salva la vita o mitigate le condanne, e un gran numero di ebrei scampò alla deportazione. Una città “umiliata e dolorante”, scriveva il primo gennaio 1945 Piero Calamandrei, cara tuttavia “come una madre appena convalescente, di cui si carezza il volto consumato dalla febbre”. Non dimentichiamo il sentimento generale di solidarietà: si convive spesso sotto uno stesso tetto, si divide il poco che si riesce a mettere insieme. Simbolo più alto l’appello di Cesare Cocchi, diretore dell’Ospedale pediatrico Meyer, che invitò con successo le puerpere con abbondanza di latte a nutrire anche i neonati di madri che di latte non ne avevano, né potevano procurarlo. Molti di noi, nati proprio in quell’estate 1944, hanno “fratelli di latte”.