Firenze, 28 novembre 2017 - La musica di Coltrane e l'artigianato quotidiano dei rapporti umani per un mondo senz'atomica; lo sguardo partecipe per dissociarsi dalla violenza, senza perdere l'ambizione di essere “un allegro filosofo della vita. Alessandro Lo Presti rivela la sua poesia in 'Un universo piccolo piccolo' (Edizioni Helicon), presentato al Teatro Niccolini di Firenze, e il suo bisogno di esprimersi attraverso questo linguaggio.

Lo fa con una prova che racconta passioni, fede e sogni, con la compagnia dei disegni di Fabrizio Ferrari, e che rappresenta un primo capitolo di ricerca poetica che individua alcuni filoni promettenti, come in “L'altra notte” (“L'altra notte/ mentre sussurravo al Monte Venere/ e fremente mi accompagnavi alla vita,/ hai aperto il mio cuore ansimante/ e lì ti ho rinchiusa”) o in “Ho seguito due amorose stelle./ Le lampare/ - pure stanotte -/ hanno vegliato/ su di un mare adagiato,/ mentre i tuoi occhi/ - come un Grecale -/ la mia anima bisognosa/ hanno innalzato”. Lo Presti non è mai disincantato anche quando rivela tratti di dolore (“Non ho incontrato la tua solitudine/ non è diventata la mia compagna/ e ora è il mio cecchino”) e guarda avanti: “I tuoi occhi.... / mi chiedono:/ "Qual è la tua vera casa, Papà?"/ Commosso rifletto:/"L'unione dei nostri cuori, bambino mio". La poesia porta Lo Presti a collocarsi fuori del tempo cercando di sottrarsi alla sua forza: “Cosa resterà di noi/dopo di noi,/ cosa vorrei restasse di me/ dopo di me.... /una ferita nell'inesistenza/ un sorriso nel dolore/ una speranza nell'incertezza/ un'impronta, un segno, un verso/ nella muta Indifferenza”.
 

Michele Brancale