Firenze, 17 febbraio 2017 - Per capire dove il Matteo ex premier rottamatore abbia preso quell’aria spavalda, un po’ garibadina e un po’ faccia da schiaffi, basta incontrare un attimo babbo Renzi. E si vedrebbe che davvero il frutto non casca mai lontano dall’albero.

Sessantasei anni, rignanese purosangue, Tiziano Renzi ha quattro figli, ma è stato solo il secondogenito Matteo a ereditare la sua verve politica e la capacità di arringare le folle che lo hanno reso celebre nel Valdarno per decenni. Renzi senior ha cominciato negli anni Settanta da consigliere Dc sui banchi del suo paese. Non ha mollato per tutto il periodo della crisi e del grande travaglio, e quando c’è stato da scegliere fra destra e sinistra, ha optato per la bandiera rossa, restando sempre e comunque dc. Un piddiino democristiano. Non certo il solo. Della balena bianca ha conservato lo spirito di adattamento e, al momento giusto, ha cavalcato con astuzia le opportunità della tremolante Margherita che stava nascendo nel numeroso feudo comunista bagnato delle acque dell’Arno. La politica, ma anche gli affari.

Negli anni Novanta Tiziano Renzi ha un’azienda per la distribuzione dei giornali e per la raccolta della pubblicità in Toscana. Sa tessere buoni rapporti e il giovane e dinamico Matteo lo segue. Studia e comincia a seguire l’attività del padre, dimostrando subito grandi doti da motivatore con i pochi dipendenti assunti a smistare quotidiani e riviste. Ma a quel tempo è ancora babbo Tiziano a tenere le redini dell’azienda, a fare politica attiva e a spianare la strada al figlio che si stava entusiasmando agli orizzonti offerti dai nuovi partiti. Specialmente per quella Margherita in cui si mescolano i valori della sinistra più progressista con la dottrina sociale della Chiesa. Per dirla in brutta maniera, quei cattocomunisti che sono in odor di sacrestia, ma che non disdegnano le case del popolo.

E così, quando Matteo decide di buttarsi in politica sul serio, babbo Tiziano gli porta in dote tutto il feudo del Valdarno, facendolo eleggere segretario provinciale della Margherita fiorentina. Per tutti gli anni dell’ascesa di Matteo e della sua crociata contro i dinosauri della sinistra, Tiziano Renzi è nel Pd. È il segretario della roccaforte di Rignano, che guida fino al 2012, quanto il figlio Matteo ingaggia (e perde) la sfida delle primarie con Pier Luigi Bersani. Ma a farlo dimettere dalla segreteria del Valdarno non sarà questa prima sconfitta politica di Matteo, ma l’inchiesta che lo vede indagato a Genova per il fallimento di una delle società di famiglia, la Chil Post, società di distribuzione e marketing (dalla quale è uscito pulito). E’ la prima tegola, a cui ne seguiranno molte altre. Anche più pesanti.