Firenze, 20 marzo 2017 -  «LA BOCCIATURA del Tar? Chiudono gli occhi di fronte a un problema di una gravità esponenziale». Don Alessandro Santoro non ci sta a gettare la spugna. Via Pistoiese, quel serpentone d’asfalto che striscia dove finisce la città e iniziano le Piagge, lo conosce come un Ave Maria: 62 slot-machine e 23 videolottery. Tutte pigiate in 4 chilometri di strada, in pratica una ogni 50 metri. Una Las Vegas di periferia fiorita sotto i suoi occhi. Tutta lungo questa via Gluck, ai bordi della quale, 30 anni fa, sbarcarono le Navi: i 5 palazzoni lunghi 200 metri e alti 6 piani ancorati nell’oceano d’erba delle Piagge. È dietro i loro portoni bianchi e blu che si nascondono molte delle vite che su quelle slot ci hanno sbattuto il muso. Fino a farsi male dentro. «Non si può far finta di nulla – si sfoga – a volte non basta lo sguardo formale della legge ma ne serve uno più sostanziale». Il pellegrinaggio dai casermoni ai videopoker comincia a mezzogiorno. La stessa ora X che Palazzo Vecchio aveva tentato di far slittare alle 16.

QUI DOVE il reddito medio è incollato agli 800 euro e la disoccupazione sfiora il 20% la caccia al miracolo economico passa quasi sempre da quelle 335 macchinette, triplicate rispetto al 2011. Senza un campanile, una piazza o un biliardo intorno al quale fare quartiere. Gli occhi ci sbattono contro in continuazione: all’uscita da via Sardegna, a 300 metri dalla rotonda di via della Sala dove c’è la scuola Paolo Uccello, a un passo dalla farmacia dietro via della Nave di Brozzi e a un tiro di sputo dai tavolini dei due circoli ricreativi. Se non le vedi sono i maxi-poster e i led accesi fuori dalle sale a chiamarti. Perfino dietro l’oratorio di Brozzi. E quando lo stipendio viene bevuto in una giornata davanti al trespolo di una slot, il viaggio dei rovinati termina al centro sociale Il Pozzo di don Santoro. Dove a chiedere una mano arrivano anche ragazzi di 16 anni.

«LE PERSONE distrutte dal gioco – racconta – bussano ogni giorno per trovare sollievo, chiedere un consiglio ma spesso è troppo tardi. Credetemi: fra loro ci sono tantissimi minori, sono i più esposti al rischio di diventare malati. Vite che si distruggono con una facilità disarmante». Storie di carne e ossa che dribblano le statistiche del Sert. Troppo pochi i fiorentini che hanno scelto di farsi aiutare dall’Asl: negli ultimi 12 mesi sono stati 240. Briciole rispetto alle 22mila teste che hanno un tetto alle Piagge e alle decine che in un mese piangono sulla spalla di don Alessandro. «Non capisco – rimugina amaro – perché la giustizia amministrativa non riesca a fidarsi degli occhi di un Comune, l’ente più vicino ai suoi cittadini. Qui non si trattava di far guadagnare meno i gestori delle sale ma di dare un segnale ed evitare una il radicamento di questa patologia. Una volta tanto che c’era stata lungimiranza...».

Ma la battaglia del prete va avanti. A suon di adesivi «No slot», il marchio che l’Altra Città, Cantieri Solidali e la comunità di base donano ai bar che non installano le mangia-soldi e mappature digitali delle macchinette. «Un lavoro preziosissimo – conclude – che stiamo cercando di aggiornare». Almeno per far sbirciare agli occhi quello che il cervello fa finta di non vedere.