Firenze, 20 marzo 2017 - ​“Se siamo qui è perché il dolore e la morte non sono l’ultima parola, per questo dico un grande grazie a voi genitori e familiari”. Così il vicesindaco Cristina Giachi, durante la cerimonia in cui è stata scoperta, all’ingresso dell’aula magna del Polo delle Scienze sociali a Novoli, una lapide dedicata a Elena Maestrini, Lucrezia Borghi e Valentina Gallo alla presenza delle famiglie delle vittime.

Così l’ateneo fiorentino ha voluto onorare la memoria delle tre studentesse di Economia che un anno fa hanno perso la vita in un incidente stradale nei pressi di Tarragona, in Spagna, dove si trovavano per il programma Erasmus. Alla cerimonia sono intervenuti anche il sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani e l’onorevole Silvia Costa.

Sulla lapide anche un verso del rettore Luigi Dei: “Volevano stupirsi d’altri mari, ma il vuoto aprì silenzi. Ci lasciano un sorriso”. “È passato un anno – ha detto nel suo discorso il rettore Dei - e ho voluto che la memoria delle tre nostre care ragazze Elena, Lucrezia e Valentina trovasse modo di incidersi su una pietra. Nell’invito si parla di lapide e qui invece voglio parlare di una pietra incisa con pochi ma significativi e sentiti caratteri. Incidere su pietra è il modo più antico che l’uomo ha per ricordare e lasciare traccia. Chissà quanti giovani sosteranno nei decenni a venire sotto questo blocco di pietra serena. Alzeranno lo sguardo, leggeranno il breve testo e cosa penseranno? Al destino e al caso che ci può attendere al varco in modo improvviso e violento, all’idea di volare verso un mondo diverso da quello domestico, al desiderio di scoprire nuovi orizzonti, al vuoto che accompagna la morte, al sorriso dei giovani che continua a scolpirsi sul biancore che fa capolino sotto labbra gioiose. Oggi vogliamo ricordare le nostre tre studentesse insieme a tutte le altre di atenei sparsi in questo bel continente che ha nome Europa. Un continente unito che vogliamo a gran forza ribadire essere il nostro futuro. La generazione Erasmus ha significato anche e soprattutto questo. I giovani, Elena, Lucrezia e Valentina vogliono il mondo di Imagine di John Lennon e noi adulti dobbiamo impegnarci affinché si creino le condizioni politiche ed economiche perché ciò accada. Questo è il compito che ci attende e per il quale non possiamo abbassare le guardia: quelle lettere rosse su quella pietra grigia di rara eleganza saranno per sempre un monito a rincorrere lo stupore di altri mari che guidò le nostre tre ragazze. Quei tre versi incisi appartengono a una poesia che durante la mia pausa estiva, all’ombra di un uliveto salentino, scrissi ripensando ad Elena, Lucrezia e Valentina”.

Intervento del rettore Luigi Dei Firenze, Polo delle Scienze sociali 20 marzo 2017 (Testo completo):  

La poesia s’intitola ‘Altri mari’: Volevano stupirsi d’altri mari/ increspati in scaglie dal vento, / del bianco dei gabbiani / nel candore dei cirri spumosi, / dei numeri danzanti / sulle spiagge dorate. / La finestra di una notte, / attonita e spalancata, / ambiva dischiudere / stuoli di albe rosate. / Ma il vuoto aprì silenzi. / Restano cascate di sorrisi: / scroscianti, rilucenti / come orecchini d’ametista. / Abbracciate, vi prego, tutte le stelle / che brillano nei mappamondi. / Sui sentieri tracciati / dalle lettere dei libri / troveremo le nostre sorti. Maurizio Costanzo