Firenze, 21 aprile 2017 - Eseguito nella sala parto all'ospedale San Giovanni di Dio di Firenze un intervento chirurgico 'salvavita' per una donna alla 35esima settimana di gravidanza e il suo bimbo, neonato. Un'equipe di ginecologi e radiologi ha trattato un impianto anomalo di placenta, molto complesso e con rischi per entrambi.

"La presenza di una sala ibrida chirurgica e radiologica - spiega la Asl Toscana centro in una nota -, la disponibilità di un 'point of care' per lo studio immediato dell'assetto coagulativo, oltre all'attivazione dei radiologi interventisti che sono intervenuti da Careggi e hanno operato in stretta collaborazione con i ginecologi, ed infine la possibilità di usufruire delle terapie intensive, materna e neonatale, hanno consentito alla madre di dare alla luce il suo terzo figlio e senza complicazioni".

"Possiamo affermare - dichiara il direttore sanitario della struttura, Simone Naldini - che questo ospedale è in grado di affrontare in sicurezza, e in modo completo e adeguato situazioni di elevato rischio ostetrico come l'impianto placentare anomalo". L'intervento ha evitato anche l'asportazione dell'utero, grazie ad un trattamento alternativo di embolizzazione delle arterie uterine. Il bambino è nato di due chili e mezzo ed è perfettamente sano.

La mamma di Scandicci di 42 anni e il suo piccolo sono tornati a casa. Lo ha riferito, con soddisfazione, la dottoressa Paola Del Carlo, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Torregalli, ai direttori dei dipartimenti dell’Azienda USL Toscana centro, chirurgico e materno infantile, rispettivamente i dottori Stefano Michelagnoli e Giansenio Spinelli.

L’intervento conferma che la Sala Parto del SGD ed il centro nascita hanno una elevata specificità anche nella gestione e trattamento delle patologie ostetriche e ginecologiche ad alto rischio emorragico. Nel caso specifico è stato trattato dai ginecologi e dai radiologi interventisti un impianto placentare anomalo: la placenta era infatti localizzata nella parte inferiore dell’utero (placenta previa) e stava penetrando anche negli organi adiacenti (come ad esempio la vescica); una gravissima patologia ad alto rischio di morbilità e mortalità materna e neonatale. La presenza di una sala ibrida chirurgica e radiologica, la disponibilità di un Point of care per lo studio immediato dell’assetto coagulativo, oltre all’attivazione dei radiologi interventisti che sono intervenuti da Careggi ed hanno operato in stretta collaborazione con i ginecologi, ed infine la possibilità di usufruire delle terapie intensive, materna e neonatale (quest’ultima diretta dal dottor Marco Pezzati, direttore dell’area pediatrica e neonatologica), hanno consentito alla madre di dare alla luce il suo terzo figlio e senza complicazioni.

Il direttore sanitario del presidio ospedaliero, dottor Simone Naldini, ha evidenziato che nel trattamento della paziente e del suo piccolo è stata messa in campo ogni risorsa possibile presente nella struttura ospedaliera: dalle tecniche di diagnostica per immagini (ecografia e risonanza magnetica) che hanno permesso di identificare la grave patologia fino a quel momento non correttamente diagnosticata nonostante la donna fosse alla 35 esima settimana di gravidanza, fino all’attivazione delle più moderne tecniche operatorie. “Possiamo quindi affermare che questo ospedale- ha detto- è in grado di affrontare in sicurezza, e in modo completo e adeguato situazioni di elevato rischio ostetrico come l’impianto placentare anomalo”. L’intervento, che era stato accuratamente preparato, ha spiegato la dottoressa Del Carlo, ha evitato anche l’asportazione dell’utero grazie ad un trattamento alternativo con il quale sono state embolizzate le arterie uterine così da realizzare una occlusione profilattica pre-parto nella donna che aveva avuto due pregressi tagli cesarei.  La placenta previa è una patologia in aumento ed associata all’incremento dei tagli cesarei e all’età materna avanzata.