Vicchio (Firenze), 18 giugno 2017 - La tabella di marcia, almeno sulla carta, è rigorosa. Stando al programma ufficiale Papa Francesco, martedì, raggiungerà Barbiana, per l’omaggio all’esperienza di don Lorenzo Milani, intorno alle 11,15 in elicottero. Dopo essere stato accolto dal cardinale Betori e dal sindaco di Vicchio Robero Izzo il Papa sarà accompagnato in auto al piccolo cimitero che accoglie la tomba del ‘priore’ e qui rimarrà da solo a pregare.

Poi incontrerà gli ex allievi sia di San Donato a Calenzano che di Barbiana e visiterà i luoghi della scuola, il laboratorio e l’aula dove don Lorenzo insegnava. Solo al termine il Santo Padre terrà un discorso all’aperto davanti a un gruppo di ospiti tra i quali Andrea, Flavia e Valeria Milani, figli del fratello maggiore di don Lorenzo Adriano, 80 ex allievi fra i quali i primi ‘figli’ come Michele Gesualdi, 33 sacerdoti: 9 preti anziani che sono stati in seminario con don Milani ovvero don Giulio Andreini, Giuliano Ballerini, Aroldo Carotti, Foresto Niccolai, già storico archivista della Misericordia, Silvano Nistri, Renzo Pulidori, Antonino Spanò e Mino Tagliaferri, 17 giovani sacerdoti ordinati negli ultimi cinque anni, i parroci di Vicchio don Giuliano Landini, di San Donato a Calenzano don Alfredo Amerighi, e Montespertoli, don Roberto Bartolini, don Remo Collini, il parroco nel vicariato di Vicchio ai tempi di don Milani, il vicario generale Andrea Bellandi e 2 seminaristi; infine 30 ragazzi: 5 della Madonnina del Grappa, 5 seguiti dalla Caritas diocesana, 5 di Villa Lorenzi, 5 dell’Associazione Cinque Pani e Due Pesci, 5 dell’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira.

CON GLI ALUNNI Don Milani e i suoi ragazzi a Barbiana

Poi la partenza in elicottero verso il Vaticano fissata per le 12,30 circa. Ad attendere il Santo Padre in particolare chi, da allievo, ha conosciuto la figura di don Milani come educatore. Fra loro Nevio Santini che a Barbiana arrivò nel 1962 e che ricorda, in una lettera, in particolare l’esperienza della scrittura collettiva, dal 1964 al 1966, su due opere fondamentali come “L’obbedienza non è più una virtù” e “Lettere a una professoressa”.

«Da quell’esperienza - ricorda Santini- ho imparato come deve essere la scuola, non solo di ieri ma anche di oggi e quella del futuro, che potrà essere tale solo se avrà grandi maestri. Quella ‘Lettera’ è stata una grande lezione, così grande che è diventata il grido di protesta del movimento studentesco e operaio del Sessantotto. Quel libro lo hanno usato però ma non lo hanno capito: la pretesa del sei politico, non era di don Milani, lui non voleva che gli asini fossero promossi ma voleva una scuola capace di svegliare le coscienze». Il priore sapeva però trasmettere «la gioia e l’affetto di stare insieme».

«Don Lorenzo - ancora Santini - riusciva a capire le nostre potenzialità culturali ed espressive. Vi erano quelli più svegli che avevano la parola facile. Tra quelli che stavano dietro c’era anche il timido Nevio che aveva dentro tante cose da dire, ma per la sua timidezza e la paura di dire bischerate stava zitto. Allora il priore aveva già in mente la soluzione: se Nevio ed altri come lui non hanno la forza di parlare ma di pensare se gli metti tra le mani un foglio con il tema da trattare, forse riuscirò a tirare fuori anche il loro pensiero». Santini tra l’altro porterà la sua testimonianza, domani alle 18 alla Libreria Feltrinelli di Firenze, nell’ambito della presentazione del libro “Ho disegnato Lettere a una professoressa” di Signora B (Monica Fabbri) nato dal progetto Don Milani dei Chille de la balanza.