Firenze, 31 dicembre 2017 - Il trauma dei due figli di Dao, Stella per gli amici, la 43enne thailandese ammazzata in casa dal marito Rosario Giangrasso, 54 anni, alle 6 di venerdì. Il Comune nella persona del sindaco Sandro Fallani ha promesso che si occuperà di loro, che li aiuterà in tutti i modi possibili. Per ora sono in casa dei nonni paterni. Ieri intanto i due minori sono stati ascoltati dal sostituto procuratore Christine Von Borries, che coordina l’indagine dei carabinieri. Il pm ha fatto ricorso a tutto il tatto e le accortezze di cui è capace, ma la ragazza di 16 anni e il fratello di 14 hanno dovuto ‘rivivere’ la tragedia.

In attesa di quanto vorrà raccontare il loro padre uxoricida martedì nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Fabio Frangini, i figli della coppia sono gli unici testimoni: erano nella casa di via Lorenzo Ghiberti 9. E’ stata lei, promettentissima giocatrice di calcio adocchiata da società importanti, a scoprire lo scempio e a chiamare il 112. "Carabinieri? venite, c’è qui mio padre sporco di sangue. E’ incosciente. E non vedo la mamma...", il suo allarme dato alle 11, ben cinque ore dopo l’omicidio: il medico legale ha fissato la morte della donna verso le 6.

"Mi sono svegliata, sono andata a cercare i miei genitori. Mi sono avvicinata alla loro camera da letto (ma marito e moglie non dormivano più insieme, primo passo di lei sembra per separarsi da Rosario, ndc) e ho aperto la porta. Il babbo era come assente, tutto macchiato...". La ragazza non vede la madre: è sotto il piumone, il corpo coperto dal marito, dicono sia un gesto estremo di pietà. Fuori tempo massimo. La verità è molto più tragica.

Maertedì giorno importante per inquirenti e investigatori impegnati nella ricostruzione del delitto. E del presunto tentativo di suicidio di Rosario, che dopo aver trasportato la moglie cadavere dalla stanza dove lei era andata a dormire alla camera matrimoniale, l’ha adagiata sul letto, coperta, e poi si è tagliuzzato gli avambracci con un coltello. Prima l’autopsia, che stabilirà con certezza quasi assoluta causa e orario della morte; poi l’interrogatorio dell’uomo, ammesso che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere. Nel mezzo i dati oggettivi repertati dal Ris (reparto investigazioni scientifiche) dell’Arma: il bastone trovato sotto il letto matrimoniale con cui Rosario ha colpito Dao alla testa; le fascette da elettricista trovate sul letto matrimoniale dove l’uxoricida ha deposto il cadavere. In che ordine Rosario ha usato queste armi, se di queste effettivamente si tratta, visto che contro di lei non avrebbe usato il coltello?

L’indagine è orientata verso il delitto premeditato. E non in un black out di follia. Movente: la decisione di lei, ormai esasperata, di lasciare il marito. Altro indizio in questo senso, il messaggio scritto lasciato dall’uomo in cui oltre ad accusare alcune Istituzioni di non averlo aiutato nella ricerca di un lavoro e di una casa stabili, e a ringraziare il sacerdote di Giogoli e le assistenti sociali, raccomanda a chi scoprirà i corpi di prendere per la coppia «una bara grande. Metteteci dentro insieme, abbracciati».

Giangrasso, appena arrivato in ospedale, al San Giovanni di Dio, piantonato in stato di arresto in flagranza in attesa delle medicazioni alle braccia, subito dichiarato fuori pericolo e dimesso a tarda sera, per essere rinchiuso a Sollicciano, ha chiesto di poter parlare con uno psicologo. E di problemi psichici si parla, a proposito delle sue tante difficoltà passate lungo una vita disperata e spericolata, scandita anche da proteste eclatanti (il 2 luglio salì su una impalcatura del Duomo per chiedere di poetr parlare con il sindaco di Scandicci), lavori saltuari, alcuni pregiudizi di polizia per lesioni e rissa, mai però in ambito familiare.