Firenze, 11 ottobre 2017 - Ha indosso la maglietta rosa, la stessa che aveva la sera dell'11 agosto dentro la discoteca St.Trop' a Lloret de Mar. La stessa maglia con la quale, quattro giorni dopo, è stato immortalato, da siti internet, tv e giornali di tutto il mondo, all'uscita del carcere di Girona insieme all'amico ceceno dalla t-shirt rossa.

Rosa e Rosso, sono diventati i colori identificativi dei due ceceni accusati, insieme a Rasul Bisultanov, dell'aggressione e uccisione di Niccolò Ciatti.   Arrestati in un primo momento, sono stati rimessi in libertà dal giudice catalano. Le foto della loro scarcerazione hanno fatto il giro del mondo e subito stati etichettati come i ceceni con "maglia rosa”, uno, con quella "rossa” l'altro.

I colori delle loro maglie sono fondamentali nel video choc che mostra il pestaggio mortale a Niccolò. Nella sequenza dell'orrore, rincorrendo i colori delle loro maglie, gli inquirenti cercano di capire chi ha fatto cosa. La certezza, ad ora, è che a sferrare il calcio mortale al 22enne di Scandicci, peraltro già a terra per i cazzotti presi pochi secondi prima, è stato il 24enne Rasul Bisultanov, l'unico attualmente rimasto in carcere.

Khabiboul Khabatov , 20 anni, “quello con la maglia rosa” per la prima volta ha parlato di Niccolò, ed è stato l'unico dei tre fino ad ora a farlo. Ieri sera durante la messa in onda delle Iene, intervistato da Veronica Ruggeri, ha raccontato la sua versione del pestaggio del giovane fiorentino.

Khabatov alto circa un metro e 90, studia all'università e fa il buttafuori. Apre all'inviata le porte di casa sua a Strasburgo, mostra la sua famiglia. Inizia il suo racconto: “In discoteca non siamo entrati per divertirci ma per parlare di lavoro. Appena entrati siamo passati vicini al gruppo di Niccolò Ciatti e uno di loro ha spinto il piccolo Vandam (Vandam è il soprannome di Rasul Bisultanov, ndr)”. Secondo il ceceno, dunque, sarebbero stati gli italiani a iniziare: “Niccolò li ha spinti senza un motivo, così Rasul e Niccolò hanno iniziato a picchiarsi. Il mio amico ha cercato di calmarlo ma è stato accerchiato dagli amici di Ciatti. Era solo, si sentiva minacciato e ha iniziato a picchiarli”.

Khabatov  ribadisce che Rasul era sotto effetto di droghe e alcool e “probabilmente per questo ha perso il controllo”. Khabatov punta il dito contro gli amici di Ciatti: “Quando Niccolò è caduto a terra lo hanno lasciato lì e nessuno si è avvicinato. I suoi amici dovevano intervenire quando è iniziata la rissa”. Versione totalmente opposta a quella raccontata da Andrea e Simone, amici di Niccolò, che hanno assistito al pestaggio nella discoteca di Lloret. Hanno gli occhi lucidi, che a fatica trattengono le lacrime, mostrano all'inviata delle Iene l'ultima foto fatta insieme a Niccolò, pochi minuti prima di entrare al St Trop. Uno scatto che è un'esplosione di vita, che racconta tutta la gioia di vivere dei vent'anni. “Eravamo in pista a ballare – racconta Andrea - e arrivano questi tre, erano veramente grossi, hanno iniziato a discutere con Niccolò, ma non so perché. Poi uno di loro, quello con la maglietta rossa, lo ha aggredito. Lo ha preso per il collo”.

Sarebbe stato dunque Mosvar Magamadov, quello con la maglia rossa, a iniziare la rissa picchiando sia Niccolò che Andrea. “Ho provato a difenderlo, gli sono saltato addosso, a quel punto ha lasciato Niccolò, mi ha preso in braccio e mi ha buttato in terra. Infatti nel video si vede che io e Nicco siamo stesi a terra. Poi in pista si è formato un cerchio enorme, sembrava un ring”. A fatica, il dolore è troppo grosso e lancinante, i due amici riescono a ricordare gli ultimi istanti di vita di Nicco: “Poi è arrivato a Niccolò un calcio a una tempia, come fosse tirato a un pallone”. Il racconto dei ragazzi va avanti in un crescendo di drammaticità: Niccolò a terra con gli occhi sbarrati, Niccolò che non risponde. Niccolò che fa respiri profondi e prova a tossire, il massaggio cardiaco fatto dalla polizia, l'arrivo dell'ambulanza, la corsa disperata in ospedale, la telefonata ai genitori e alla fidanzata nel cuore della notte. Una scansione temporale che Simone e Andrea non dimenticheranno mai. La iena Ruggeri chiede ai ragazzi: “Vi siete mai chiesti se potevate fare di più?”. La risposta è secca e senza tentennamenti: “Sì, continueremo a chiedercelo col passare degli anni”. Mentre chi non ha sensi di colpa è Khabiboul che dice a chiare lettere: “Io non mi sento in colpa per quello che è successo. Certo è una tragedia che una persona sia morta. Quando eravamo in caserma abbiamo pensato che sarebbe stato meglio se fosse morto uno di noi. Adesso sono come uno zombie, non sorrido più, non alzo più lo sguardo, mi limito a guardare per terra”