Firenze, 18 settembre 2017 - CORI, POST e striscioni. E’ diventato un movimento a tutti gli effetti, un terremoto che ha il suo epicentro a Scandicci ma le cui scosse dovranno giungere fino in Spagna, dove si celebrerà il processo all’assassino (a gli assassini: gli indagati sono tre), del giovane Niccolò Ciatti, il 22enne che lavorava al mercato di San Lorenzo pestato a morte nella discoteca di Lloret de Mar, dove si trovava in vacanza con un gruppo di amici.

Una vera e propria «fabbrica» di striscioni si è messa in moto, una raffica di lenzuoli sono stati sfornati anche ieri pomeriggio, domenica, dalle tante anime del gruppo «Giustizia per Niccolò» che si sono ritrovate al circolo “Il Ponte” di Scandicci. Oltre agli striscioni, anche adesivi e magliette che stanno invadendo non soltanto Firenze, grazie anche alla «benedizione» di alcuni personaggi noti come Leonardo Pieraccioni o Eros Ramazzotti che hanno «sposato» la causa della famiglia Ciatti, che oltre ad aver perso un figlio, adesso si trova anche ad affrontare una difficile battaglia giudiziaria in Spagna.

Sempre on line, grazie alle numerosi adesioni al gruppo – che in pochi giorni ha raggiunto 15mila componenti – è nata una raccolta fondi «ufficiale» (da non confondere con gli ’sciacalli’ denunciati in passato dal babbo di Niccolò, Luigi) e sono in cantiere diverse iniziative cittadine per consegnare ai Ciatti un concreto aiuto economico. Ma l’obiettivo primario del movimento resta quello di non far spegnere i riflettori sull’omicidio di Niccolò, sollecitare la magistratura spagnola per giungere in tempi brevi al processo e tenere alta l’attenzione anche del governo italiano su questo caso.

Nei giorni scorsi, le parole del ministro della giustizia Andrea Orlando, in risposta alla richiesta di estradizione giunta sotto forma di interrogazione da parte del deputato di Ala, Massimo Parisi, hanno creato più scompiglio che fornito certezze. L’indagine sull’omicidio di Niccolò è infatti aperta in Spagna e annovera tre indagati: il principale imputato, tutt’ora detenuto, è il ceceno Rassoul Bissoultanov, 24 anni, originario di Strasburgo come altri due connazionali rilasciati pochi giorni dopo il delitto. I legali del ceceno hanno chiesto all’equivalente del nostro tribunale del Riesame la scarcerazione di Bissoultanov. L’Italia, dal canto suo, ha aperto un fascicolo «parallelo» che al momento, però, non contiene indagati. Uno degli accertamenti compiuti dal pm di Roma, Tiziana Cugini, è stata una ricognizione esterna sul cadavere del giovane scandiccese.

Infine, è sempre valido l’appello di babbo Luigi, che, al fine di mettere a disposizione dei suoi legali in Spagna la completa ricostruzione del pestaggio assassino, ha chiesto ai giovani italiani presenti nella discoteca St Trop la sera dell’11 agosto di inviare, anche in forma anonima, i video girati con i propri smartphone mentre le tre «bestie» si accanivano su Niccolò.