Firenze, 13 ottobre 2017 - «Marijuana light, per favore». Sono collezionisti, cultori ma anche under 40 che soffrono di ansia, dolori mestruali o insonnia. Oppure studenti e curiosissimi. Tutti a caccia di quell’erba che non sballa ma rilassa. Ma che, soprattutto, sarebbe legale. Un fiume in piena dallo scorso gennaio, a pochi mesi dall’entrata in vigore della legge 242 del 2016, che ha ridisegnato le norme sulla coltivazione della canapa industriale.

Infilano l’uscio di alcuni dei sette grow-shop disseminati in città e cacciano dai 18 ai 30 euro per mettersi in tasca fino a 10 grammi di cannabis sativa. Oppure se la comprano direttamente cliccando sui negozi virtuali dei produttori. Dopo pochi giorni a casa arriva un vasetto sigillato. Lo stesso che può essere acquistato anche al bancone dei «canapai« di Firenze, i negozi che vendono semi da collezione, strumenti per la coltivazione e indumenti in fibra di canapa. Dentro al barattolo, etichettato, con numero di lotto e data di scadenza, ci sono infiorescenze femminili di canapa sativa proveniente dall’industria tessile.

I Fiori della canapa, cioè, che prima venivano scartati e usati come fertilizzante. Quel che resta è «erba legale». In pratica pronta per essere impacchettata e venduta per uso «tecnico». Ma quelli che la rollano e accendono ci sono. Anche perché la vendita è permessa. Il motivo? La canapa contiene meno dello 0,6% di Thc. La quantità di tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis dagli effetti psicotropi è inferiore ai limiti di legge mentre il cannabidiolo (Cbd), il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi ma sedativi, è inferiore al 6%. Dunque, almeno sulla carta, a norma di legge. L’effetto è stato un uragano: 20mila barattoli venduti in tutta Italia da maggio e un contatto sul web ogni 30 secondi. Una buona fetta in arrivo proprio dalla nostra città. Dove il marchio è andato a ruba. Tanto da lasciare spazio ad altri prodotti come la Marylight presentata su Facebook direttamente come «marijuana legale», già pre-rollata anche in sigarini. Impossibile, per ora, fare un censimento in città ma da questa estate le confezioni vendute dai grow-shop fiorentini hanno sfiorato il migliaio. L’identikit degli acquirenti però c’è. Non ragazzini in cerca di sballo facile, ma soprattutto under 40 incuriositi dagli effetti sedativi dei cannabinoidi. Quasi tutti fiorentini. MA OCCHIO: il limite di Thc esiste per le coltivazioni ma le forze dell’ordine non hanno la palla di cristallo e soprattutto non fanno riferimento alla legge 242 del 2016. In poche parole se si viene beccati con l’erba legale servirà a poco mettersi a discutere di livelli di Thc. La dose, probabilmente, sarà sequestrata e l’argomento tirato fuori solo in sede processuale. L’allerta arriva anche dai negozi che con il barattolo allegano un bigliettino: «conservare il prodotto a casa e con allegato lo scontrino». Qualcuno, in divisa, potrebbe fare di tutta l’erba un fascio.