Firenze, 18 gennaio 2017 - Non un ultimatum, ma quasi. Padre Ennio Brovedani, responsabile dell'istituto Stensen, prende carta e penna e scrive ai circa 100 somali che stanno occupando l'ex collegio gesuita, dopo essere scampati al rogo scoppiato nell'ex mobilificio abbandonato di Sesto Fiorentino.

Una lettera aperta, in italiano e in lingua somala; una sorta di appello alla ragionevolezza. "Dopo circa tre mesi (dal 17 gennaio, ndr), le mie risorse economiche, visto che ho gia' speso quasi 5mila euro di acqua, luce e altro, ma in parte anche le mie forze, sono quasi esaurite in ragione delle lentezze e difficoltà burocratiche e dell'assenza di un efficace coordinamento tra tutte le principali istituzioni diversamente coinvolte".

Per questo, continua il gesuita, "vi chiedo di riflettere, di non irrigidirvi su richieste e pretese che non si riescono a realizzare, tenendo soprattutto conto che la vostra occupazione e la nostra ospitalità dovranno necessariamente avere un limite a breve termine". Pertanto, aggiunge padre Ennio in una sorta di appello, "non rifiutate le proposte che - speriamo presto - le diverse Istituzioni coinvolte vi offriranno. Rendetevi disponibili alla trattativa e impegnatevi a lasciare l'immobile nel più breve tempo possibile. Io cercherò di starvi accanto in questo difficile momento. Solo camminando insieme potremo uscire con dignita' da questa situazione ormai non piu' sostenibile". Nella missiva, il padre ricorda che la struttura occupata, "luogo di culto religioso", sia "in procinto di essere venduto a una grande Universita' della Cina".

Non fa sconti a nessuno padre Ennio nella sua lettera. Neppure al sindaco Dario Nardella che, assieme ad "altre importanti istituzioni, invocano e denunciano il mancato rispetto della legalità e pretendono da parte mia la richiesta di sgombero dell'immobile. Alla violenza della vostra occupazione, con sfondamento di porte, pensano di dover rispondere con la disumana forza dello sgombero, senza previamente tentare delle soluzioni ragionevoli, da entrambe le parti, e senza valutare le dolorose conseguenze di una ulteriore vostra umiliazione".

Al primo affondo ne segue un secondo: "Il sindaco, in particolare, finora ha sempre evitato di incontrarmi e di parlare con me. Egli pretende la richiesta di sgombero perché avete violato la legalita'. Lo sgombero diviene cosi' la condizione per considerarvi delle persone degne di essere ascoltate, quando anche i piu' grandi criminali di questo mondo hanno diritto ad una difesa d'ufficio". "Nardella - continua padre Ennio - non mostra pertanto alcuna intenzione di inviare degli assistenti sociali per provvedere a un vostro censimento e a una valutazione delle vostre richieste".

Parole dure padre Ennio le rivolge anche a Lorenzo Bargellini, il leader del Movimento lotta per la casa: "So che molti di voi sono consapevoli di aver compiuto un atto illegale, penalmente perseguibile. A convincervi e guidarvi nell'occupazione abusiva dell'immobile vuoto, ma non libero, e' stato Lorenzo Bargellini. Come state constatando, da tempo vi ha abbandonati senza minimamente preoccuparsi dei vostri bisogni piu' elementari, pronto a strumentalizzarvi per altre eventuali occupazioni abusive, perseguendo una politica irresponsabile, di cui sarete sempre voi a subire le umilianti conseguenze, senza alcuna ragionevole soluzione alla vostra sofferta e ormai cronica condizione".

Brovedani, quindi, nella missiva ricorda come si sia "sempre opposto alla richiesta di sgombero, a prescindere dalle motivazioni e ragioni che vi hanno indotto ad occupare abusivamente e illegalmente l'immobile collocato accanto a una chiesa cattolica e a un albergo. Mi sono sforzato di comprendere la vostra sofferta condizione umana, risultato di tante violenze subite, e di aiutarvi nei limiti delle mie possibilita'". Il tutto "grazie anche all'aiuto e alla solidarieta' della parrocchia della Madonna della Tosse, della parrocchia di S. Francesco e di persone attente alla vostra condizione e' stato possibile organizzare e provvedere al rifornimento di generi alimentari essenziali". Con loro "spesso ci rechiamo nei vari uffici della questura e del Comune di Firenze per sollecitare e accelerare il procedimento di rilascio dei titoli di viaggio e altri documenti".

LA REPLICA DEL COMUNE - "Se la proprietà ha questa percezione della nostra disponibilità, ripenseremo alla nostra collaborazione". L'assessore all'Accoglienza del Comune di Firenze Sara Funaro, in una nota, replica così a padre Ennio Brovedani. Parole che hanno inasprito il clima tra il religioso e l'amministrazione, tanto da far scattare in serata la reazione decisa di Palazzo Vecchio. "Come amministrazione comunale stiamo collaborando e cercando una soluzione, ma dal momento che la proprietà non richiede lo sgombero i tempi per liberare l'immobile non si possono determinare, e padre Brovedani lo sa bene, visto che ne abbiamo parlato più volte sia a voce che di persona".

E, sottolinea ancora Funaro, "è noto che le assistenti sociali non vanno all'interno delle occupazioni, ma stiamo comunque collaborando e trovando soluzioni con le altre Istituzioni competenti. Una cosa, però, deve essere chiara: noi non deroghiamo al principio della legalità. E questo lo abbiamo spiegato più volte. Se la proprietà ha questa percezione della nostra disponibilità ripenseremo alla nostra collaborazione". "Mi lasciano poi sorpresa e amareggiata le dichiarazioni di padre Brovedani sulla mancanza di volontà da parte del sindaco Nardella di incontrarlo - aggiunge l'assessore - Io stessa e i miei più stretti collaboratori siamo in contatto costante con lui dall'inizio della vicenda e sa bene come gli ho detto anche una settimana fa che il sindaco è più che disponibile e che comunque è normale che deleghi l'assessore competente per materia ad occuparsi della vicenda".