Toscana, 17 maggio 2016 - 150 studenti delle scuole superiori di Firenze (Castelnuovo, Pascoli, Galileo e Calamandrei), Livorno (Cecioni), Pisa (Dini, Buonarroti e Matteotti), Arezzo (Redi e Petrarca), Lucca (Machiavelli-Civitali-Paladini e Pertini) e Pontedera (Marconi) hanno raggiunto in volo Tirana nei giorni scorsi per visitare la città in occasione del terzo viaggio di solidarietà organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, col sostegno di Ente Cassa di Risparmio e Blue Panorama. 

Dopo Lampedusa e Sarajevo la meta del viaggio di quest’anno è stata scelta per dar modo di conoscere la capitale europea di uno Stato che ha tanti legami con il nostro Paese e città simbolo della convivenza tra religioni e culture, ma anche per portare la solidarietà all'Albania che vive una stagione di rinascita dopo una storia difficile.

Gli studenti toscani sono stati accolti dal Primo ministro albanese Edi Rama che ha apprezzato molto la visita e dopo un breve saluto ha risposto con simpatia alle domande degli studenti. Raccontando del periodo successivo al crollo del regime ha detto: “Dopo 50 anni di dittatura in cui tutto era collettivo e niente privato, con l’avvento della libertà ci siamo ammalati di individualismo. Non è stata facile la transizione”.

Nel pomeriggio invece si è tenuto l’incontro con Plator Kalakulla, oggi funzionario al ministero degli Esteri, testimone del regime persecutorio di Enver Hoxha. Plator ha raccontato degli anni di prigionia del padre e dei suoi anni di confino. Vittima di uno Stato che non puniva per delle colpe reali ma spesso solo per l’appartenenza ad una famiglia considerata non allineata e quindi pericolosa ha tenuto più volte a dire: ”Io non sono un eroe, non ho fatto niente di particolare, sono una persona ordinaria che però ha vissuto in modo non ordinario”. 

Il viaggio è terminato con la visita al Bunk’Art, un museo storico e artistico molto suggestivo situato nel bunker di cinque piani fatto costruire da Hoxha negli anni ’70 nei pressi di Tirana per il governo e i capi militari in caso di invasione: una costruzione che esprime architettonicamente una sorta di delirio della dittatura e dell'autoisolamento.