Firenze, 15 marzo 2015 - Un patrimonio da difendere, una specificità da tutelare. Anche di fronte all’Unione Europea e alle sue nuove regole. Così Confesercenti Toscana alza la voce e pone l’accento sulla difficile situazione che sta coinvolgendo le guide turistiche italiane. Un tema particolarmente sentito nella nostra regione, culla di cultura e di arte. Nello specifico, una norma comunitaria (Eu Pilot 4277/12/Mark) e il conseguente decreto attuativo sul quale sta attualmente lavorando l’esecutivo, potranno avere come effetto diretto un’autentica invasione di ‘ciceroni’ provenienti da ogni angolo d’Europa. Un gruppo di turisti - ad esempio tedesco - che abbia organizzato un tour a Firenze potrà portarsi dietro un’accompagnatrice teutonica. Che spiegherà le nostre bellezze e condurrà i turisti all’interno del Bargello, degli Uffizi o lungo la passeggiata sul viale dei Colli. Ovviamente quella professionista verrà pagata in Germania e nel paese guidato da Angela Merkel pagherà le tasse. Inoltre, adesso il ministero impone alle guide italiane di superare un nuovo esame, una sorta di super abilitazione che consente loro di poter esercitare «in siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico». Un ostacolo che si aggiunge agli altri.

Un doppio fronte di battaglia, sul quale Federagit-Confesercenti Toscana ha deciso di dare battaglia. Alcuni giorni fa una delegazione dell’organizzazione ha incontrato, proprio a Firenze, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. «A fronte della nostra richiesta di riconoscimento della qualifica di guida turistica specializzata, il ministro ci ha risposto di andare a esercitare la nostra professione in Slovenia», sottolinea Valentina Grandi. «Franceschini afferma che non c’è nulla da fare, l’Europa non riconosce la nostra specializzazione. Gli abbiamo spiegato che ci riesce difficile pensare di portare in Slovenia il patrimonio di Firenze, su cui noi abbiamo competenze specifiche, per poi riportarlo a casa la sera». Un’ironia amara, che evidenzia la gravità della situazione. Basti pensare che nella nostra regione le professioniste abilitate (nel novanta per cento dei casi si tratta di donne) sono oltre tremila, ben ventiduemila sul territorio nazionale. Se la norma comunitaria non subirà modifiche «è assai probabile che possa esserci anche una ricaduta diretta a livello occupazionale», dice la Confesercenti. «Chiediamo al governo di riconquistare la sovranità sulla tutela del proprio patrimonio culturale e sulle professioni del turismo a esso collegate e di non accondiscendere l’Europa con decreti a favore dello sfruttamento indiscriminato del nostro patrimonio, lasciando nel nostro paese disoccupazione e miseria. Tutti possono venire in Italia a lavorare, ma alla pari con gli italiani e gli stranieri che si sono abilitati qui da noi: stesse competenze, stessi contenuti formativi, stesse tasse da pagare».