Roma, 3 giugno 2016 - L'urna con le ceneri sul palcoscenico del teatro Argentina, il piu importante di Roma. Un mazzo di rose bianche e un semplice drappo: l'ultimo addio al maestro del teatro italiano, a un vero monumento del Novecento è stato cosi: semplice e pieno di amore e rispetto. Giorgio Albertazzi per l'ultima volta, ieri, su quel palcoscenico che lo aveva visto trionfare fino a pochi mesi fa, in una cerimonia laica e toccante organizzata dal Teatro di Roma.

L'ultimo addio, in mezzo a una commozione difficile da raccontare, impossibile da semplificare. Forse è accaduto quel che Albertazzi auspicava per i suoi spettacoli, che si creasse quella situazione descritta da Garcia Lorca come il "duende". Quel pathos di comunicazione tra pubblico e spettatore che li avvicina e li rende una sola cosa. Forse è accaduto così, ieri a Roma, in un Teatro Argentina stracolmo di persone fin dal primo pomeriggio, dove si è celebrata una cerimonia di addio laica, elegante, senza che nessuno parlasse.

Sul palcoscenico l'urna al centro del palco illuminata da un semplice faretto, sulla destra un pianoforte e un pianista. Solo la stupenda voce di Amii Stewart ha rotto un silenzio irreale, scandito da simghiozzi. E' stata lei a cantare, senza nascondere le lacrime, le due canzoni preferite da Albertazzi. Dopo, un grande applauso, lunghissimo: il cuore gonfio di dolore e la consapevolezza di aver perso la grandezza di un interprete unico al mondo.

Una consapevolezza condivisa dalle oltre cinquemila persone che ieri sono state a dire addio al grande interprete, regista, scrittore, poeta fiorentino. Rinnegato dalla sua città. "Ciao Giorgio amico mio " ha sussurrato un annichilito Dario Fo seduto in meditazioni in prima fila. Quante cose fatte insieme, quanti ricordi. E gli amici di sempre, il regista di uno spettacolo che ha fatto il giro del mondo come Le memorie di Adriano, Maurizio Scaparro. Vicini alla dolcissima e oggi messa a durissima prova, moglie di Albertazzi, Pia de Tolomei di Lippa, ma amorevolmente sostenuta dalla sorella Camilla e dal fratello Bernardo.

Il teatro italiano si è stretto nel ricordo di questo immenso artista : la proiezione di foto bellissime ha raccontato, meglio di migliaia di inutili parole, la splendida parabola della vita artistica di Albertazzi. I momenti salienti di una carriera durata settan'anni, condivisa con i più grandi. Con le più grandi come la Proclemer, la Toccafondi. In sala il mesto viavai dei saluti è proseguito fino alle sette di sera, fra le tante, anche le attrici Elisabetta Pozzi, Mariangela D'Abbraccio, Cristina Borgogni, Maria Letizia Gorga. Una cerimonia elegante e senza fronzoli, in puro stile albertazziano. Spiccava, al solito, l'assenza delle istituzioni. Le stesse che alla morte di Albertazzi hanno rilasciato alle tv solenni dichiarazioni. Ma questa, e lo sapeva pure lui, è la storia di questo Paese. Ciao Giorgio. Ciao Maestro.