Firenze, 8  marzo 2017 -  In cinque anni, dal 2012 al 2016, sono stati 14.221 gli accessi per "Codice Rosa" nei pronto soccorso degli ospedali toscani, il servizio rivolto alle persone che accedono alle strutture di pronto soccorso per essere curate: donne (ma anche uomini), adulti e minori, vittime di violenza, maltrattamenti, abusi e discriminazioni sessuali.

Nel 2016, gli accessi per "Codice Rosa" sono stati in tutto 3.451, di cui 2.938 adulti, nella stragrande maggioranza donne (2.802 maltrattamenti, 111 abusi, 25 stalking) e 513 minori (439 maltrattamenti e 74 abusi). Nel 2015 gli accessi erano stati 3.049: 2.623 adulti e 426 minori. I dati aggiornati sono stati presentati dall'assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi, nel corso di una conferenza stampa alla vigilia dell'8 marzo. Il progetto, spiega, "nato in Toscana ha fatto poi da apripista, diffondendosi in tante altre regioni. Dal 2014 e' diventato un protocollo nazionale e sta ora riscuotendo grande attenzione anche in Europa". In ogni pronto soccorso degli ospedali toscani infatti c'è una corsia riservata e un team multidisciplinare che si prende cura delle persone vittime di violenza e abusi. "Abbiamo spazi riservati in ogni pronto soccorso nel quale interagiscono team multidisciplinari, come magistrati, forze dell'ordine, psicologi". Inoltre "e' diventato sempre di piu' un percorso di tipo sociosanitario: perche' una donna non venga poi abbandonata una volta uscita dal pronto soccorso, abbiamo voluto una forte integrazione tra politiche sanitarie e sociali, per assistere anche sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso".

Da pochi mesi, aggiunge Saccardi, "abbiamo poi istituito la rete regionale Codice Rosa, che collega e coordina tutte le forze che all'interno del servizio sanitario toscano lavorano per offrire alle vittime di violenza e abusi un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso". Il percorso parte da una stanza dedicata all'interno del pronto soccorso, nella quale accedono tutti gli specialisti che dovranno visitare la paziente. Il suo punto di forza è  una task force interistituzionale, una squadra formata da personale socio-sanitario (infermieri, ostetriche, medici, assistenti sociali, psicologi), magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria. L'intervento congiunto di questa task force permette di prestare immediate cure mediche e sostegno psicologico a chi subisce violenza, nel fondamentale rispetto della riservatezza.