Firenze, 18 agosto 2017 - La buona  notizia è che i ventilatori (una sessantina inviati dalla Regione) sono arrivati nel carcere di Sollicciano e dovrebbero essere attivati una volta che sarà stilata una graduatoria dei detenuti che, per motivi di salute ne hanno più bisogno. Un successo dell'iniziativa del cappellano don Vincenzo Russo e dei radicali fiorentini dell'associazione "Andrea Tamburi". Proprio i radicali della "Tamburi", con Rita Bernardini, (della presidenza del Partito radicale transnazionale) hanno dato vita a una visita ispettiva nel carcere fiorentino per toccare con mano le difficili condizioni di vita delle persone detenute e di agenti penitenziarii e operatori che nel carcere lavorano. 

Della delegazione hanno fatto parte tra gli altri, il consigliere comunale Tommaso Grassi ("Firenze riparte a sinistra"), l'avvocato Eriberto Rosso della Camera penale di Firenze e l'attore Paolo Hendel, un volto che siamo abituati ad associare alla comicità ma che alla fine della visita aveva un sorriso amaro: "Si sbaglia moltissimo a pensare che il carcere non riguardi tutti noi - dice Hendel-. Ci si può capitare tutti nella vita e bisognerebbe fare di tutto perché in questi luoghi ci siano condizioni umane dignitose – dice Hendel- quando uno viene condannato al carcere la sentenza non prevede la tortura e la sofferenza".  Hendel ha poturto constatare il grande caldo all'interno delle sezioni  "di un carcere tutto in cemento ed esposto al sole", aggiungendo che "in questa città più che di un nuovo stadio ci sarebbe bisogno di un nuovo carcere". 

Nel giro tra le varie sezioni e nelle celle, Rita Bernardini è la più cercata, salutata, abbracciata da detenuti e detenute per le sue battaglie a favore dei diritti delle persone detenute e di chi lavora nel carcere. "In Italia ci sono 193 carceri che non rispettano la legalità costituzionale - dice Bernardini– e il carcere dovrebbe avere una finalità rieducativa della pena mentre in queste strutture si passa il tempo nell’ozio. Ci sono poi categorie sociali che non dovrebbero stare qui come tossicodipendenti, malati psichiatrici, o semplicemente dei poveri che sono qui perché non hanno mezzi per vivere. In queste strutture lavorano servitori dello Stato, ma da un certo punto di vista lo Stato li obbliga a violare la legalità".

Bernardini ricorda che "per reagire a questa illegalità dello Stato con la non violenza", da alcuni giorni è in corso un'iniziativa che coinvolge molti detenuti, un “grande Satyagraha collettivo” per rendere effettiva la riforma dell’ordinamento penitenziario:  digiuni, sciopero del carrello in carcere, rifiuto di fare la spesa all'interno degli istituti. "In alcuni istituti di pena i detenuti rinunciano al cibo e lo destinano ai poveri", dice Bernardini.

Massimo Lensi, dell'associazione radicale "Andrea Tamburi", lancia un appello al sindaco di Firenze, Dario Nardella: "Venga con noi a visitare il carcere di Sollicciano. Il senso che il Comune di Firenze ha voluto dare al rapporto tra la città e il carcere è carente e insufficiente". a Lensi replica l'assessore al welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro: "Il sindaco, io e l’amministrazione comunale conosciamo bene la situazione del carcere di Sollicciano, non solo per le visite che vi ha fatto personalmente il sindaco, non soltanto per quelle che vi ho fatto io con tanto di sopralluoghi, l’ultimo dei quali l’8 agosto scorso, nelle celle delle varie sezioni eseguiti sia in inverno che in estate, ma anche per l’impegno che mettiamo, per quanto di nostra competenza, a migliorare la vita dei detenuti”.

Eriberto Rosso spiega che "anche come avvocatura siamo venuti a visitare Sollicciano dove ci sono oltre 200 detenuti in più rispetto alla capienza ordinaria e il caldo aggravia il sovraffollamento". Rosso ringrazia "per la collaborazione nella raccolta firme per la separazione delle carriere. Tra Sollicciano e l'istituto Gozzini abbiamo raccolto oltre 200 firme tra i detenuti. Una grande percentuale della popolazione detenuta se pensiamo che possono firmare solo i cittadini italiani che abbiano il godimento dei diritti civili".

Intanto, sono arrivati i ventilatori "sperando che non glieli diano a dicembre, sennò prendono il raffreddore" è la chiusa col sorriso (amaro) di Hendel.