Firenze, 13 settembre 2017 - Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, è un uomo duro, che ha vissuto tutta la carriera con la divisa cucita addosso. Con i valori dell’Arma come imperativo categorico. Ha operato in situazioni difficili con successo. Ma non aveva mai vissuto una situazione come quella che si è verificata qui a Firenze: due carabinieri accusati di violenza sessuale nei confronti di due ragazze americane, giovanissime.

Parlando con la Nazione si sfoga per questa ferita che ha raggiunto tutti i militari. «In 47 anni – racconta – non mi era mai capitato di affrontare un’onta tanto grande. Ho sentito anche i miei collaboratori più stretti a Firenze e sono tutti attoniti come me». Poi aggiunge: «Abbiamo appreso che la polizia si stava occupando delle indagini e noi abbiamo offerto correttamente tutta la nostra disponibilità. Abbiamo messo a disposizione degli inquirenti tutti i movimenti dei militari di quella sera, abbiamo fornito tutti i chiarimenti che ci hanno richiesto. Abbiamo identificato i militari che erano su quella macchina che ci è stata indicata e fornito alla polizia tutte le informazioni richieste al riguardo. Siamo trasparenti e pronti ad aiutare la giustizia».

Ma quanta amarezza in queste parole. Non avrebbe mai pensato che un giorno le avrebbe dette. I carabinieri, più di altri, hanno un forte spirito di corpo e un attaccamento particolare ai doveri che imparano dai primi giorni di qualsiasi scuola carabinieri abbiano frequantato. «L’Arma dei Carabinieri, ha raccontato ancora il comandante Del Sette, è nata per essere vicina alla gente, da sempre. Per lei parlano gli atti di eroismo pagati con la vita. A Firenze per dire Fiesole, celebriamo tutti gli anni i tre martiri, per 8 anni Firenze è stata sede del Comando Generale dell’Arma. In questa città è nato il corpo dei carabinieri Corazzieri e non dimentichiamoci che l’Arma ha voluto proprio Firenze come sede della più grande Scuola militare per marescialli e brigadieri.

E’una città di arte e cultura unica che ci sta particolarmente a cuore. E quanto è avvenuto ci devasta. Tutti quanti. Gli chiediamo se verrà a Firenze. «Adesso voglio attendere le svolte dell’inchiesta poi verrò certamente a Firenze. Incontrerò i comandanti, i carabinieri. Voglio guardarli in faccia e parlare con loro». Vorrà condividere con loro tutto il buono che è stato fatto in questa città culla del Rinascimento. E pensare che uno dei due militari di questa coppia avrebbe dovuto essere trasferito a giorni. Aveva fatto un durissimo corso per addestratore cinofilo e di qui a poco avrebbe dovuto cambiare incarico e sede di lavoro. Per i carabinieri gli schizzi di fango non macchieranno la loro divisa, che è come un’armatura forgiata nel sangue e nel sudore del sacrificio.