Firenze, 9 ottobre 2017 - «Occhio». La mamma stringe le maniglie del suo passeggino e si schiaccia al muro. Ma le parole le si congelano in gola. Ha appena schivato un proiettile a pedali: una bici piombata in contromano e sul marciapiede le ha quasi ficcato il manubrio tra le costole.

 

E’ uno dei lampi d’adrenalina (e rabbia) che ogni giorno si accendono in via Gioberti: gocce che scavano la pazienza di roccia di pedoni e automobilisti.

QUI, infatti, il bestiario delle infrazioni dei ciclisti raggiunge livelli di guardia. Come il contromano fisso di chi punta verso via Cimabue o di chi preferisce fare quei 100 metri direttamente sui marciapiedi. Magari aspettandosi che i pedoni lo schivino. Nessuna fantascienza: l’anarchia a pedali lungo lo stradone è diventata la norma. Per capirlo, basta aspettare, guardare e snocciolare il rosario sperando che le bici spericolate non causino danni o se ne facciano. In mezz’ora, dalle 11.45 alle 12.15 sono almeno 20 i ciclisti che provano l’ebrezza di fendere al contrario il serpentone di auto che punta verso piazza Beccaria.

In pratica uno al minuto. Il loro obiettivo è scavarsi una scorciatoia nel traffico. Eppure il risparmio di fatica, rispetto al rischio corso, sta a zero. Lo stesso tragitto potrebbe essere percorso imboccando via Scialoja, girando in via Ammirato per tagliare il traguardo in via Cimabue. Noioso? Forse. Sempre meglio che vivere il brivido di un ciclista che ieri ha fatto il pelo allo specchietto di un furgone diretto verso i viali.

Per schivarlo la bici è stata costretta a un mezzo miracolo. Il picco di infrazioni già l’anno scorso non era sfuggito a Palazzo Vecchio che in 12 mesi staccò appena 43 multe agli habitué del contromano. Ancora troppo poche per battere il fenomeno. Perché se è vero che nessun automobilista è uno stinco di santo, anche fra i ciclisti, almeno in via Gioberti, i diavoli non mancano.

Il codice della strada infatti parla chiaro. Per chi sgarra è prevista una multa da 318 a 1.272 euro. Fra i comportamenti vietati (e spesso aggirati) anche l’attraversamento delle strisce pedonali con pedalata. Vietato se non sulle zebre ciclabili, quelle tratteggiate. In caso contrario la bici viene considerata come un veicolo e dunque privo del diritto di precedenza sulle auto che spetta solo al pedone.

Un diritto che, spesso, viene strappato a forza. Ma il fenomeno è sotto gli occhi del Comune che, presto, potrebbe portare la questione al tavolo della ciclabilità. «Oltre a trattare i progetti di nuove piste ciclabili – spiega l’assessore alla Mobilità, Stefano Giorgetti – discuteremo anche dei raccordi delle esistenti. Ma anche l’installazione di nuove rastrelliere: lavoriamo con le associazioni per sensibilizzare i ciclisti al rispetto del codice della strada».

Il primo decalogo di doveri ma anche diritti è quello stilato dall’associazione Fiab che, sul proprio portale web, elenca almeno 15 regole d’oro per vivere la città a pedali in piena sicurezza. «Chi va in bici – aggiunge – è un utente debole della strada, come il pedone. Occorre quindi la massima attenzione di tutti, ciclisti compresi».

Anche perché solo nel 2016 il numero di bici coinvolte in incidenti è stato di 359, in pratica dieci in meno di quelli relativi alle auto (a quota 3.649). «Stiamo lavorando - conclude l’assessore - per potenziare la rete ciclabile della città: attualmente si estende per 90 chilometri circa comprese quelle all’interno della viabilità e dei parchi cittadini. Nei prossimi due anni si prevede di realizzare ulteriori 20-25 chilometri sulla viabilità cui si aggiungono i molti interventi di manutenzione e ricucitura di tratti di piste ciclabili esistenti».