Firenze, 19 marzo 2017 -  «IL PROBLEMA è che ci sono stati troppi casi tra gli operatori sanitari, non è una cosa bella». Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, redarguisce i colleghi, potenziale veicolo di infezione. Ma per il morbillo, sebbene la nostra regione indossi la maglia nera per il maggior numero di casi registrati insieme a Lazio, Piemonte e Lombardia, non siamo davanti a un nuovo caso Toscana, come per la meningite.

Casualità o meno vaccinazioni? «In realtà in Toscana si vaccina molto più che nel Lazio, in Piemonte meno rispetto alla Lombardia, ma queste quattro sono tra le regioni più popolose d’Italia, dove ci sono le città più grandi», spiega Rezza. Dunque più scambi, comunità più ampie, maggiori possibilità di contagio? «Potrebbe essere una spiegazione». Sicuramente la diminuzione delle vaccinazioni è un fatto: «Ma se anche i sanitari non si vaccinano, non si dà un bell’esempio».

Complessivamente nel 2017, a Firenze, Pistoia, Prato e Empoli, i casi di morbillo segnalati sono stati 41, nel 2016 erano stati 6, 4 nel 2015.

L’unica arma per proteggersi è la vaccinazione. E a questo punto, gli adulti che non hanno avuto il morbillo e che non si sono vaccinati, farebbero bene a farlo, perché il virus contratto in età adulta è molto più rischioso.

Le coperture vaccinali nei bambini piccoli, soprattutto per quanto riguarda il morbillo, ormai da anni sono al di sotto del 95% che è considerata la soglia utile per ottenere la cosiddetta immunità di gregge, una protezione che consente di evitare la la circolazione del virus. In Toscana la copertura è pari all’88,72%, secondo i dati del 2015, relativi ai bambini nati nel 2013. Stiamo quindi assistendo a un trend negativo: nel 2011 la media regionale era del 92%, nel 2012 del 91,1%, nel 2013 del 90,1%, nel 2014 siamo scesi all’89,3%. A livello regionale sul totale della coorte dei nuovi nati nel 2013 (28.937 bambini) risultano non vaccinati ben 3.264 bambini.